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AVELLINO- Partiranno martedì davanti al Gip del Tribunale di Avellino Marcello Rotondi gli interrogatori di garanzia dei quattro giovanissimi avellinesi finiti agli arresti domiciliarti per detenzione di droga ai fini dello spaccio nell’ambito di un’inchiesta dei Carabinieri della Compagnia di Avellino. Una rete dello spaccio 2.0 quella che per sfuggire all’attività di intercettazione dei Carabinieri usavano i ragazzi che spacciavano ai minorenni e tutte le nuove tecnologie: WhatsApp, Telegram, messenger, Instagram. Circostanze emerse dalle sommarie informazioni operate dai Carabinieri della stazione di Avellino nei confronti degli acquirenti, bloccati subito dopo la cessione di stupefacente, proprio dal controllo dei telefoni cellulari degli stessi erano venuti fuori i diversi messaggi che hanno svelato anche il modus operandi del gruppo di pusher. Un classico quello nelle indagini di droga quello di simulare solo con l’uso di metafore illusioni la cessione di stupefacenti così anche in questo caso le sostanze oggetti dello spaccio sono indicate con il convenzionale ricorso ad oggetti e prodotti di vario tipo: giubbini , joystick, cioccolata, pizza e altro. Ovviamente nessuno degli interlocutori esercitava, come hanno scritto i militari nelle loro informative, attività commerciali nei settori merceologici evocati (quello elettronico abbigliamento) ma anche per il tenore di alcune conversazioni quando l’imprudenza di qualche interlocutore fa parlare ad esempio in una telefonata di stecche, riferite ovviamente a quelle di hashish o marijuana.

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