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AVELLINO – “Cristo vive, scrive il Papa ai giovani del mondo, e vuole che tu viva e non stia a guardare gli eventi dal balcone del disimpegno e della rassegnazione. Parole forti che vogliono essere l’anima del Polo Giovani”, dice il vescovo Arturo Aiello prima di benedire la struttura di via Morelli e Silvati. “La vita – continua – deve animare i giovani che vi si affacciano sempre più timorosi, a tratti demotivati. La fragilità delle nuove generazioni – ragiona il vescovo – è dovuta all’assenza dei padri o ad una loro presenza incolore e insapore: spesso ad essi è mancato il sacramento della mano sulla spalla che per secoli e secoli è stata una sorta di investitura, la consegna del mondo in cui entrare con responsabilità e creatività, una sorta di passaggio di testimone tra generazioni diverse che condividono il bene dell’essere al mondo. Le devianze sono tante e vanno dal narcisismo all’autodistruzione. Forse il Presidente – rivolgendosi al Governatore Vincenzo De Luca seduto in platea – non sa che l’Irpinia ha il triste primato dei suicidi, anche giovani”. Ci sono il prefetto Paola Spena, il sindaco di Avellino, Gianluca Festa, il consigliere regionale delegato alle aree interne, Francesco Todisco, autorità civili e militari, gli scout a presidiare le tre bandiere: una del Vaticano, quella dell’Italia e la bandiera dell’Europa. Ad accompagnare la cerimonia la banda musicale di San Potito.


“Noi poniamo i giovani al centro della nostra attenzione e della nostra missione. Senza di essi non abbiamo futuro”, è il monito di Aiello. “Assenza di lavoro e di speranza li condannano all’esilio e al conseguente depauperamento delle nostre terre. Ora il Covid è venuto a rimandarci in maniera esponenziale le cifre già drammatiche della galassia giovani. Il Polo Giovani non ha presunzione di risolvere problemi annosi che richiedono tavoli sempre più ampi di concertazione ma desidera proporsi come laboratorio di futuro. Perché le cose accadano – osserva il vescovo – ci vuole un luogo”. Non luogo qualunque. “A me piace sentire le cose cantare” cita Rilke, Aiello e spiega: “Perché uno spazio diventi luogo ci vogliono architetti di umanità”.


Papa Francesco ha scritto di suo pugno, in termini tecnici si chiama chirografo, un augurio per la nuova struttura: “Nel giorno dell’inaugurazione del Polo Giovani invio a tutti voi la benedizione. Siate bravi e pregate per me”.
Aiello chiama in causa di nuovo De Luca: “Deponga per un attimo il suo mitico lanciafiamme e faccia una carezza ai giovani di questa città che vivono un deficit di futuro e di speranza. Attraverso di essi giunga a tutti i giovani dell’Irpinia. Non sia una carezza che lega ma che colleghi, non sia paternalistica, che mantiene le distanze e celebra la sottomissione, ma paterna che conduce i figli sulla soglia di casa o sul confine e li lascia partire, non sia consolatoria ma d’incitamento perché siano i giovani a capo di una pacifica rivoluzione, non più gregari o portaborse ma condottieri di una buona rivolta che ridisegni il presente e il futuro dell’uomo su questo nostro pianeta martoriato ma con ancora tanto fuoco nascosto nelle sue viscere”.


Tocca poi a De Luca: “Ai ragazzi e alle ragazze vorrei dire cose semplici, farmi capire. Quello del lanciafiamme era una metafora, non vi spaventate. Il lanciafiamme era una metafora che ho usato quando mi avevano raccontato che nel pieno dell’epidemia c’erano ragazzi che volevano fare feste di laurea a ogni costo, e dopo aver avvertito parecchie persone continuavo a registrare genitori che organizzavano le feste di laurea con 200 ragazzi. Ho detto basta”.
De Luca si giustifica dopo il rimbrotto di monsignor Aiello: “Ovviamente abbiamo ruoli diversi, un vescovo deve rincorrere anche l’ultimo, chi ha responsabilità di governo deve garantire l’ordine, non c’è niente da fare, altrimenti tradisce la sua missione e le sue responsabilità. Questo serve anche a salvare la vita di tante persone: a volte prendere decisioni non è facile, si creano problemi, ma o decidi o sei perduto, e con te è perduta la comunità che devi tutelare. Per carità si può sbagliare, si può eccedere, ma bisogna decidere e assumersi la responsabilità a testa alta”. Il Governatore non parla di politica, si adegua al contesto: “Abbiamo alle spalle mesi difficili che hanno spinto ognuno di noi a ritrovare i valori umani fondamentali, in cui ogni persona di buon senso e responsabile ha avuto modo di ricalibrare la gerarchia dei valori. Quando ognuno di noi ha avuto paura che perdesse la vita un suo caro abbiamo capito che senza questi valori umani permanenti tutto il resto non conta nulla. Forse si è conclusa troppo presto questa stagione della paura e della responsabilità, ho visto che dopo pochi mesi è ritornato anche nella vita pubblica del nostro Paese uno spirito di scissione, di disgregazione. Peccato”.


“Questa crisi – continua – era un’occasione per ritrovare i valori umani fondamentali, per trovare il senso della coesione nazionale, ma era anche forse un’occasione per cambiare tanti comportamenti che riguardavano molto anche l’area giovanile. Sarebbe stato bello che anche i momenti di incontro giovanile si fossero scaricati degli elementi di tensione, di aggressività, di finzione, e avessero ritrovato il senso della misura. Ma da questo punto di vista sono mancati ancora una volta i padri a fare quello che è dovere per i padri: educare. Il modo peggiore per danneggiare i giovani è rinunciare alla funzione educativa da parte di chi ha responsabilità familiari o di governo”.
E infine l’appello: “Ai ragazzi dico: siate in primo luogo uomini e donne liberi. Io non ho mai fatto uso di droghe non per ragioni di moralismo, ma per un ragione ideale: ho deciso che nella mia vita non voglio rinunciare neanche per un attimo alla mia condizione di uomo libero”.
“È stata una giornata straordinaria” commenta Todisco a margine della cerimonia. “Ora, questa struttura è in testa alla responsabilità di tutti gli avellinesi. Può determinare una funzione nuova di Avellino, nella ricerca, nella formazione di altissimo profilo, nell’incontro fra le università campane e i pezzi produttivi migliori della nostra realtà”. (Antpica)

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