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SOLOFRA-La rabbia in piazza l’hanno impressa su uno striscione intorno alla Collegiata, di fronte a Palazzo Orsini: frasi a effetto, molto chiare, per chiedere le dimissioni del sindaco. Tra la gente, c’è chi ha lanciato dure accuse, come un solofrano, Gennaro Florio, che a nome degli altri presenti ha espresso con veemenza le ragioni della protesta: nel suo attacco ci finisce soprattutto l’Amministrazione comunale, che in questi ultimi dieci anni avrebbe portato Solofra e il territorio al risultato di oggi: ospedale Landolfi senza un futuro certo, e una delibera di Giunta regionale che non parla più di Pronto soccorso ma di Punto di primo intervento, con rimodulazione anche di altri reparti. Tutto mentre l’ospedale è attualmente covid per paucisintomatici, depotenziato, e fermo, in una sorta di sospensione nel tempo e nello spazio.

Tra le persone che ieri hanno voluto portare la loro testimonianza, c’è chi vive grandi dolori, come Mi – chela Pirolo, gli occhi pieni di lacrime. E racconta il sua dramma: «Ho perso mio marito a dicembre scorso, a 52 anni, per arresto cardiocircolatorio. L’ambulanza ha impiegato 28 minuti per arrivare dal Moscati a casa mia. A me non sembra vero, non è possibile. Fu invece grazie al pronto soccorso del Landolfi che mio padre fu salvato, nel 1988, sempre dopo un attacco cardiaco. E’ dura, è molto dura, senza più mio marito, per me e i miei tre figli. Ci manca tantissimo ».

Solofra si è presentata anche così, ieri mattina, per dire che con la salute non si scherza, che la sanità va organizzata e potenziata a livello territoriale, e che anzi il covid qualcosa l’avrebbe pure dovuta insegnare, a chi decide per la salute delle comunità e dei servizi da offrire a quei territori. E invece no. Si sta ancora protestando. Una linea meno aggressiva l’ha adottata il comitato Salviamo il Landolfi, con il presidente Dario Ferrara e l’avvocato Antonio Marchesano. Di presidii e di manifestazioni ne hanno fatti tanti, ma ora, incalza il presidente, bisogna organizzare un percorso che non sia finalizzato alla mera protesta fine a a se stessa. Fermo restando le ragioni di fondo, e cioé che il Pronto soccorso al Landolfi è essenziale nell’ambito del suo ampio bacino di utenza. Tra le tante parole, rimbalzano tra la folla alcune molto vere: “Non c’è chiarezza. Dicano una buona volta cosa vogliono fare della sanità in Irpinia”.

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