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AVELLINO- «La soluzione c’è, il vaccino, ma serviranno alcuni mesi per poter dire che siamo usciti dall’incubo e fino a quel momento bisognerà continuare ad usare tutte le precauzioni adottate fino ad ora». Paolo Ascierto, scienziato del Pascale che è stato nella prima fase della pandemia il primo a sperimentare una cura efficace contro l’infezione da Covid-19, utilizzando il farmaco antiartritico Tocilizumab, spiega al Quotidiano del Sud quale sarà il ruolo di una delle eccellenze irpine nel campo della ricerca, il Crom di Mercogliano, nello studio delle mutazioni del virus e sugli effetti prodotti dall’infezione.

Si trata del laboratorio che sarà attivato dal Pascale nella cittadina dell’hinterland e avrà un ruolo importante nelle ricerche che da mesi proprio il team del professore Ascierto sta conducendo dopo il successo mondiale nella cura con il farmaco che ha dato una prima importante svolta nella gestione clinica dei pazienti anche più gravi. Il punto fondamentale resta però quello legato alla speranza del vaccino.

Lo stesso Ascierto, come operatore sanitario si è sottoposto due giorni fa alla somministrazione della dose all’interno dell’Azienda Ospedaliera dove lavora.
Professore Ascierto, quale sarà l’ importanza del laboratorio di Mercogliano in questa battaglia della scienza contro il Covid ed in particolare per conoscere le mutazioni del virus?

I laboratori del CROM di Mercogliano sono attivi già da diversi anni e ci lavorano i migliori ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori Fondazione Pascale di Napoli. A breve, verrà inaugurato anche un laboratorio dedicato alle ricerche sul COVID che si integrerà con le altre attività di ricerca del CROM. Gli obiettivi di queste ricerche saranno quelle di studiare in modo approfondito il genoma del SARS-CoV-2, in maniera da poter individuare mutazioni ed evoluzioni del virus stesso, e soprattutto le modifiche del nostro sistema immunitario indotte dall’infezione del coronavirus. Quest’ultime sono importanti al fine di prevenire e curare l’iperinfiammazione (meglio conosciuta come tempesta citochinica), responsabile del distress respiratorio consequenziale all’infezione da COVID-19.

Pensa che le varianti possano incidere sull’ efficacia dei vaccini?

E lei quale farà? Non è la prima volta, dall’ini – zio della pandemia, che il virus subisce mutazioni e che quindi ci troviamo di fronte a nuove varianti (almeno 10) e i vaccini, ad oggi autorizzati, si sono dimostrati efficaci anche nei loro confronti. Dai dati che abbiamo quindi non vi è motivo di pensare che il vaccino non funzioni sulla variante inglese. Mi sono vaccinato in data odierna (il 31 dicembre per chi legge ndr) con il vaccino della Pfizer, unico autorizzato attualmente in Italia. Essendo un operatore sanitario, mi sento in dovere, civile ed etico, di sottopormi alla vaccinazione.

Crede che il vaccino sia l‘inizio della fine dell’incubo che il mondo sta vivendo d a marzo?

Il vaccino è sicuramente la soluzione, ma prima di parlare di fine dell’incubo passeranno ancora mesi. È necessario che la maggior parte della popolazione sia vaccinata, per poter creare la famosa “immunità di massa” e tirare finalmente un sospiro di sollievo. Prima di allora, bisogna continuare ad adottare tutte le misure di protezione che abbiamo messo in atto fino ad ora.

Ci sono anche molti vostri colleghi che hanno scelto o anticipato di non volersi sottoporre al vaccino, sbagliano?

Sono scelte personali, sulle quali non mi sento di giudicare. Quello che mi sento di dire, è che se c’è un modo per uscire da questo incubo, è solo sottoponendosi tutti al vaccino. La storia della Medicina ci ha insegnato che le vaccinazioni sono riuscite a debellare malattie infettive importanti come il vaiolo, che risulta scomparso dalla faccia della terra a partire dal 1980 dopo una campagna di vaccinazione di massa mondiale».

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