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AVELLINO –Che il fenomeno delle polveri sottili non dipenda dal traffico veicolare, e men che meno vada attribuito ad una sola casa, è un assunto che il dottor Franco Mazza, Presidente del Comitato “Salviamo la valle del sabato”, va gridando da anni. Una battaglia, quella per la tutela dell’ambiente e di una riconversione necessaria della Valle del Sabato, che alcune volte è stata etichettata anche come “ideologica” da istituzioni in senso lato.


Eppure i dati che giorno dopo giorno continuano a fornire le centraline di monitoraggio del capoluogo, fanno di Mazza il “cicerone” di una tesi, quella dell’urgenza della messa in atto di interventi efficaci, che sembra continuare a vedere i sindaci sordi. Intanto gli sforamenti sono arrivati a 51, al netto del limite annuo che non potrebbe superarne i 35, con tre mesi e mezzo che mancano ancora alla fine dell’anno solare in corso.. “Mi occupo di questo problema da molti anni e controllo i dati delle centraline da almeno 5 anni in modo pressoché quotidiano– ricorda il dottor Mazza– Dobbiamo innanzitutto dire che noi (tutti) siamo vittime dell’orografia, della meteorologia e dei mutamenti climatici.


Ecco: queste sono le nostre condizioni predisponenti che fanno di questo nostro territorio un luogo particolare, affascinante per la sua bellezza, ma problematico perché chiuso in una conca. Un luogo nel quale se c’è ristagno d’aria, inversioni termiche per condizioni meteo particolari bastano veramente pochissime emissioni di inquinanti per sforare. Il periodo del lockdown ci ha mostrato proprio questo e cioè nei giorni del fermo totale proprio per quelle condizioni meteo che richiamavo si è sforato lo stesso, di poco superando il limite per le PM10 dei 50 mcg/m3 d’aria proprio perché, a causa del blocco la quantità di inquinanti in aria era non eccessiva ma tale da determinare lo stesso gli sforamenti proprio perché c’erano condizioni favorenti di temperatura, umidità e scarsa ventilazione”.


Dopo la dovuta premessa, il Presidente del Comitato ambientalista torna a rilanciare la necessità di interventi strutturali per frenare l’inquinamento atmosferico: “La complessità del fenomeno non ci deve indurre a formulare affermazioni semplicistiche puntando l’indice una volta contro gli abbruciamenti, poi le nocciole e poi il traffico e ancora i camini, le industrie. Probabilmente saranno necessari interventi su vari livelli cercando di mitigare tutte le emissioni, ma urge uno studio approfondito del territorio che valuti attentamente la direzione dei venti, indichi esattamente le fonti e la composizione chimica delle PM10 e delle PM2,5, di gran lunga più pericolose perché rappresentano la frazione respirabile.


E allora bisognerebbe mettere a confronto esperti e monitorare il territorio di Avellino e di tutta la valle del Sabato con una serie di centraline mobili, così come già un anno fa avevamo proposto”. Di qui il nuovo appello, “a venire al capezzale della città”, alla Regione Campania, il Ministero dell’Ambiente e il Ministero della Salute. “Serviranno –avverte ancora Mazza –interventi strutturali e quindi impegni di risorse che non potranno essere sostenute da un singolo sindaco o da più sindaci. Non basta conoscere e descrivere il fenomeno dell’inquinamento atmosferico ma bisogna individuare soluzioni che aiutino tutti, noi a respirare aria più pulita e anche gli agricoltori produttori di nocciole. Certo che così non si può più andare avanti.


Ormai è certo che la qualità dell’aria incide sulla salute in modo significativo provocando danni a carico di vari organi e apparati, non solo su quello respiratorio. Auspichiamo– l’appello finale– un intervento che vada in questa direzione e ancora una volta, avendolo già fatto lo scorso anno, ci rivolgiamo in primo luogo al sindaco di Avellino Gianluca Festa e al sindaco di Atripalda Giuseppe Spagnuolo. Prendano al più presto un’iniziativa”.

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