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AVELLINO- Il Tar Campania Sezione di Salerno «boccia» il Comune di Avellino. Accolta la richiesta di un gruppo di genitori di scuole cittadine, difesi dell’av – vocato Gian Paolo La Sala, che avevano fatto ricorso alla Giustizia Amministrativa per ottenere la sospensione dell’ordinanza con cui il sindaco Gianluca Festa aveva deciso di prorogare lo stop delle lezioni per la scuola dell’infanzia e per la prima elementare fino al 22 dicembre.

Un provvedimento cautelare firmato dal presidente di Sezione del Tribunale amministrativo, Leonardo Pasanisi, che di fatto ha accolto le contestazioni esposte dai genitori e dal loro legale nell’istanza di sospensione degli effetti dell’ordinanza firmata dal primo cittadino di Avellino. Si sottolinea nella motivazione che il provvedimento dell’amministrazione comunale non contiene alcun riferimento “alle situazioni di ‘peculiare criticità’ che si sarebbero dovute accertare con riferimento al territorio comunale da parte della competente Asl come imposto dall’ordinanza regionale del 7 dicembre 2020”.

Si ribadisce, inoltre, come “considerato, quanto al periculum, che, nel caso di specie, sussistono le prospettate gravissime ragioni di danno, dal momento che con l’ordinanza in esame viene disposta per la terza volta, senza soluzione di continuità rispetto alle precedenti ordinanze, la sospensione dell’attività didattica in presenza della scuola dell’infanzia e della prima classe della scuola primaria (e senza alcuna evidenza sanitaria sulla sussistenza di una situazione di maggiore rischio locale rispetto ad un andamento epidemiologico regionale e nazionale in accertato miglioramento); Ritenuto, pertanto, che, allo stato (e salvo ogni eventuale diversa sopravvenienza o rinnovata valutazione sulla base di specifica istruttoria), la scelta adottata con l’impugnata ordinanza sindacale non appaia giustificata neanche in applicazione del generale principio di precauzione;)”.

Si ribadisce, dunque, come la scelta adottata non appare giustificata neanche in applicazione del generale principio di precauzione. Nell’accogliere l’istanza il Tar fissa a cinque giorni il termine per la notifica del decreto. Nella stessa serata di ieri, però, come confermato dallo stesso avvocati La Sala, che ha curato il ricorso presentato dai genitori degli alunni, è stato notificato il provvedimento al Comune di Avellino. E’ molto probabile che il Comune di Avellino, per evitare di dover riaprire, come imposto dalla magistratura amministrativa è stato disposto, possa impugnare il provvedimento davanti ai giudici del Consiglio di Stato. Anche se il principio che passa con la decisione di sospendere gli effetti dell’ordinanza è in questa fase di estrema importanza e potrebbe avere riflessi anche su altri procedimenti ed impugnazioni che riguardano la riapertura degli istituti scolastici in provincia di Avellino.

Anche il Codacons lancia la sua battaglia: «Il Dpcm del 3 dicembre è chiaro, si sarebbero dovute riaprire le scuole fino alla terza media dal 9 dicembre e dal 7 gennaio dovranno essere le secondarie di secondo grado ad aprire mantenendo una piccola percentuale in dad». Lo ha affermato in una nota il vicepresidente nazionale del Codacons Matteo Marchetti che ha annunciato la diffida al presidente della Regione Vincenzo De Luca e ai sindaci dei cinque comuni capoluogo della Regione, tra cui quindi anche il sindaco di Avellino, Gianluca Festa.

«Nel caso in cui le scuole non dovessero riaprire si adirà l’autorità giudiziaria competente unitamente a tutti colori che già numerosissimi hanno risposto ai nostri appelli. Questa è una battaglia di civiltà, siamo l’unica regione d’Europa a non aver mandato i propri figli a scuola, tra l’altro una regione che ha una povertà educativa così alta da raggiungere livelli allarmanti. Ma la cosa ancora più grave è che i nostri ragazzi stanno subendo per decisioni sbagliate un danno enorme alla loro formazione forse incolmabile nei confronti di studenti delle altre realtà regionali ».

L’associazione invita quindi a scrivere all’indirizzo codacons. [email protected] per partecipare all’eventuale ricorso al Tar lì dove ce ne fosse bisogno, ma soprattutto partecipare anche ad azioni risarcitorie specifiche o collettive. Questo accade dopo le gratificazioni ricevute dagli scienziati che hanno indicato la Campania come modello virtuoso, per aver disposto la chiusura prima del Governo. Intanto, oggi si terrà il primo tavolo in Prefettura di preparazione al rientro in aula del 7 gennaio alla presenza della dirigente dell’Usp Rosa Grano, dei sindaci, dell’Anci, dell’Asl e dell’Air.

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