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Credetemi, mi sento inadeguato rispetto al tempo che stiamo vivendo. Sarà pure che mi ero formato, con molta umiltà, all’insegnamento di Aldo Moro, Enrico Berlinguer e don Lorenzo Milani, tanto per citare pilastri della storia repubblicana e democratica del nostro Paese. C’era un filo comune che connotava il loro impegno: la difesa della moralità dei comportamenti e l’esempio trasferito alle masse dell’onestà nella società e, soprattutto, nella politica. Perché oggi ricordandoli, avverto l’esigenza di parlarne a voi, cari lettori. che forse vi aspettavate il pistolotto del “buon Natale”, come è prassi consolidata in questi giorni? Il motivo riguarda una vicenda che, recentemente, ha visto protagonista la città di Avellino. Capoluogo dell’Irpinia dal quale mi sono da tempo dimesso da cittadino, non condividendo gli abusi e le violenze che essa quotidianamente subisce, soprattutto sul piano della trasparenza e della legalità. La vicenda riguarda la gestione della società partecipata “Avellino città servizi”, (Acs) già nel passato al centro di rilevanti inchieste giudiziarie. E’ accaduto che un certo signor Greco, penultimo manager dell’Acs, dopo un lungo ed estenuante braccio di ferro con la neo amministrazione guidata dal sindaco Festa, è stato costretto a gettare la spugna, per effetto di quel vituperato “spoil system”. In sintesi: alzati tu perché a quel posto si deve sedere altra persona di fiducia di chi gestisce temporaneamente il potere. Una precisazione. Non conosco Greco, né il suo successore. Stimo siano persone meritevoli e competenti per incarico ricevuto. Se poi sono stati commessi abusi saranno le sedi opportune a dover decidere. Vengo al fatto. Mi sconcerta, e non poco, che il signor Greco, relazionando nell’aula del Consiglio comunale della città ha usato parole di fuoco contro alcuni amministratori e funzionari comunali.

E’ giunto fino al punto di additare alcuni come responsabili della violazione della legalità. Ha detto il signor Greco, ex amministratore Acs (probabilmente dopo averne informato la magistratura), di essere stato fatto segno a richieste da lui ritenute illegittime. D’altra parte, sostiene il signor Greco, che su tutti gli atti da lui compiuti nel precedente anno il Comitato di controllo analogo, composto dal dirigenti comunali di alta responsabilità, non ha mai sollevato obiezioni. Sin qui il fatto. Le cronache narrano che il primo cittadino nel momento in cui queste dichiarazioni cadevano nel catino del civico consesso, non fosse presente, essendosi allontanato temporaneamente dall’aula. Si tratta di un dettaglio che, comunque, si presta a diverse interpretazioni. Ma non è su questo il mio sconcerto. Il fatto grave, a mio avviso, è che dopo quelle parole di fuoco del signor Greco si è registrato un silenzio imbarazzato, rotto solo dal consigliere Cipriano, in modo determinato, in una seduta successiva del Consiglio comunale. Mi chiedo: non è che i destinatari di quel messaggio erano in qualche misura coinvolti? E ancora. Perchè non è stata fatta richiesta di nominare una commissione d’inchiesta per scoprire coloro che si sono resi responsabili di questa vicenda? Infine una domanda: coloro che successivamente hanno alzato la mano per approvare una mozione di maggioranza, quasi a cancellare la discussione precedente, ritengono forse di non essere responsabili di eventuali atti illegittimi denunciati? Qualcosa, allora, non quadra. Come il fatto del silenzio del Pd, partito dentro cui si è consumata l’intera vicenda. La città, a questo punto, vuole e deve sapere in nome della trasparenza e della legalità.

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