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AVELLINO – Mille avvocati al voto per eleggere il Comitato Pari Opportunità dell’Ordine di Avellino. Alla fine di una due giorni di consultazioni la metà di quelli in corsa hanno ottenuto un posto nell’organismo. A partire da Giovanni Caso , che è il primo degli eletti con 443 preferenze ottenute. Seguono Carla Bevilacqua, Isabella De Asmundis, Luca Anzuoni, Manuela Ferri, Basco Maria Barbara Monica, Antonio Maffettone, Anna Chiara Casillo, Carolina Schettino, Annamaria Zichella, Anna Ruggiero, Musto Patrizia, Di Nicolò Cristina, Orabona Linda. Il numero dei componenti da eleggere era infatti 14. Ciascun elettore poteva esprimere un numero di preferenze complessivo non superiore a 9 (pari ai due terzi dei componenti da eleggere), indicando al massimo 6 preferenze nei confronti dello stesso genere (art.10 L.113/2017 e disposizioni vigenti in materia.Le funzioni che il Comitato è chiamato a svolgere sono quelle di promozione delle politiche di pari opportunità nell’accesso, nella formazione e qualificazione professionale, di prevenzione, contrasto e rimozione dei comportamenti discriminatori sul genere e su qualsivoglia altra ragione e ogni ostacolo che limiti di diritto e di fatto la parità e l’uguaglianza sostanziale nello svolgimento della professione forense. Inoltre i Comitati sono chiamati a sovraintendere e vigilare sulla corretta e concreta applicazione dei principi e delle disposizioni di cui alla Legge 247/2012.
Le pari opportunità che la norma intende tutelare non sono solo quelle legate al genere ma sono quelle a cui ha diritto qualsiasi avvocato o praticante avvocato che si trovi in condizione di disparità o discriminazione. Si pensi ad un professionista disabile, uomo o donna che sia, ad un avvocato che possa venire discriminato a ragione dell’età poichè giovane o anziano e così via. Insomma si tratta della tutela degli organi istituzionali con altissime potenzialità, cui sono affidati delicati compiti, tutele di diritti costituzionali, azioni utili al miglioramento della categoria forense e capaci di incidere concretamente sulla relatà professionale. Essi, però, vedono la loro immagine svilita dal pregiudizio della disparità di genere, riduttivamente percepita come loro unica mission, e limitata dalla mancanza di autonomia economica e gestionale.

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