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La segretaria generale della Cisl della Campania ci ha fatto pervenire una riflessione all’indomani dell’approvazione del Piano Sud, presentato a Reggio Calabria la scorsa settimana dal premier Conte e dal ministro per il Mezzogiorno Peppe Provenzano. Argomento ripreso dal nostro direttore nel suo editoriale di domenica scorsa. Ne diamo conto

di DORIANA BONAVITA*
«Caro direttore,il Piano di interventi decennale per il Sud annunciato dal Governo e presentato dal Ministro Provenzano, può rappresentare, se sviluppato correttamente e se condiviso con gli attori sociali e istituzionali del Mezzogiorno, uno strumento per rilanciare l’attenzione verso le Regioni d’Italia più strategiche per l’intera Europa. Ciò nell’alveo del mutato quadro economico che si sta maturando nel mediterraneo con i Balcani da un lato e l’Africa dall’altro. Gli economisti ci fotografano, anche per questo 2020, un Sud in recessione che non cresce più, sempre più sottovalutato per le opportunità di sviluppo e di crescita a partire dalla stessa classe dirigente meridionale. Se il reddito pro capite del Sud fosse pari a quello del resto del Paese, il reddito medio italiano passerebbe da 27.500 attuali a circa 32.500 euro. La composizione settoriale, la dimensione sempre più ridotta delle imprese meridionali con la diversa qualità del lavoro, determinano la forte paralisi sociale e finanziaria delle regioni meridionali. Necessita un Piano per l’Italia in grado di ridurre il divario tra Nord e Sud proiettandosi in una visione che, attraverso mirati investimenti nel Sud, sia anche in grado di sostenere quelle regioni del Nord anch’esse in lenta decrescita nel confronto con le aree più sviluppate d’Europa. Bisogna puntare sull”istruzione e sul capitale umano per determinare un futuro per i nostri giovani, sull’economia sostenibile e green, sull’ economia sociale dove la persona e il lavoro ritornano centrali e su una decisa scelta di attenzione alle politiche del terzo settore e a quelle sanitarie tali da caratterizzarsi quali elementi di sviluppo e lavoro. In attesa che il Piano per il Sud possa produrre gli attesi effetti, si potrebbe iniziare sin da subito a ricalcolare la spesa pubblica, sbloccando cantieri e opere già finanziate. I prossimi mesi, a cavallo tra la programmazione 2014-2020 e 2021-2027, vanno utilizzati per accelerare la spesa e la rendicontazione dei fondi comunitari, a ridurre la tassazione regionale a favore delle fasce a reddito più basso, ad investire nell’ efficientamento delle Pubbliche Amministrazioni e quindi nello snellimento burocratico. Bisogna provvedere in maniera più spedita al ripianamento degli organici funzionali attraverso piani di assunzioni straordinari, come le risorse destinate al sociale ed alla sanità per poter offrire assistenza e cura di qualità ad una fascia di persone più cospicua. Auspichiamo, pertanto, che il Piano venga disegnato su direttrici che determinino concretamente sviluppo, lavoro ed occupazione. Va immediatamente aperta una nuova stagione del dialogo e della concretezza tra il Governo, le forze sociali e le Amministrazioni locali. Queste ultime devono assumersi le proprie responsabilità e determinare una vera svolta nella qualità e nella tempistica della spesa degli investimenti, con particolare riferimento ai fondi comunitari. La Cisl a tutti i livelli, ritiene questa opportunità, il Piano per il Sud 2030, un’occasione da non perdere, viceversa rimarrà, come già accaduto negli ultimi trent’anni, un’iniziativa mirata alla ricerca del consenso fine a se stesso e per tale la Cisl a tutti i livelli e il sindacato confederale nel suo complesso assumeranno ogni utile iniziativa, anche di mobilitazione, affinchè questo non si verifichi.

*Segret. Generale Cisl Campania

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