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Maurizio Petracca, la campagna elettorale entra nel vivo. Siamo al giro di boa. Com’è stata finora?
«Senza dubbio è una campagna elettorale anomala. Che si svolge in piena estate e ai tempi di una pandemia. L’obbligo di distanziamento sociale ovviamente ne sta condizionando lo svolgimento. Ma devo dire che, in totale sicurezza, sto comunque provando a fare una campagna elettorale di contatto e a vivere questo momento come luogo di confronto e anche come opportunità di verifica del lavoro che è stato svolto in questa legislatura che ormai volge al termine».


Lei è consigliere regionale uscente. E’ presidente della Commissione Agricoltura. Qual è il bilancio che offre agli elettori?
«Premesso che tutto è migliorabile, credo che in questi cinque anni sia stato fatto un lavoro egregio. Non dobbiamo dimenticare quello che abbiamo ereditato. Nel mio caso un Psr senz’anima, scritto dalla burocrazia regionale, che dava una corsia privilegiata alla fascia costiera, penalizzando le aree interne. Il Psr lo abbiamo riscritto, lo abbiamo modificato, ne abbiamo limato storture, paradossi, contraddizioni. E’ uscito fuori un programma più aderente ai nostri territori. Certo, un piano che ancora risente di eccessi di burocrazia, di lungaggini procedurali che dovremo correggere».


Non sono mancati ritardi nell’attuazione del Programma…
«Ritardi che vanno ascritti al peso della burocrazia. Per i prossimi cinque anni la parola d’ordine sarà semplificazione. L’obiettivo sarà sburocratizzare. E’ quello che abbiamo già iniziato a prevedere nella fase di redazione della nuova programmazione. Continueremo a farlo dopo il passaggio elettorale».


Ritorniamo alla campagna elettorale. Lei è candidato nella lista del Partito Democratico. Alla vigilia della presentazione delle liste non sono mancate le polemiche…
«Io dico che per una volta il Pd ha scelto. E questa scelta ha già avuto una ricaduta in termini positivi: siamo in campo con una squadra coesa e solidale. Stiamo conducendo questa competizione elettorale con grande spirito di gruppo. Non ci sono prime donne, non ci sono rendite di posizione, non ci sono personalismi. Al di sopra di tutto viene l’interesse generale, quello delle nostre comunità. In questa logica il Pd è uno strumento per realizzare obiettivi, per individuare soluzioni, determinare crescita. Ma in realtà il valore aggiunto è un altro».


Quale?
«Quello della filiera istituzionale che solo il Partito Democratico può attivare e che consente la trasmissione delle istanze ai vari livelli con maggiori possibilità di soluzione. E questo è il primato della politica. Per carità, le esperienze civiche sono importanti, ma la politica si fa dentro i partiti. E oggi il Partito Democratico è l’unico vero partito presente nel campo del centrosinistra. Anzi, del centrosinistra è il perno, ne è il motore. Questo è un dato tutt’altro che secondario. E’ il vero dato politico di questa tornata elettorale, che qualifica la nostra presenza, che restituisce con nitidezza anche il concetto di appartenenza, di militanza».


Eppure, proprio in Irpinia, c’è un po’ di Pd anche fuori dalla lista del Partito Democratico. Lei che ne pensa?
«Penso che l’appartenenza non si declami ma si pratichi. Penso che se si è di un partito si vota per quel partito e non contro quel partito. Penso che è tempo di mettere da parte le ipocrisie perché molto spesso dietro la militanza si è nascosta l’ambizione personale, il carrierismo. Questa non è appartenenza, almeno non come la intendo io. L’appartenenza la stiamo dimostrando sul campo con la nostra lista. Il resto sono rancori, voglie di rivalsa. Noi proviamo a guardare oltre».


Lei si candida a rappresentare l’Irpinia in consiglio regionale. Che Irpinia ha in mente?
«Un’Irpinia finalmente smart, iperconnessa, ma anche orgogliosa della propria storia, delle proprie radici. Un’Irpinia che non si impantani nella lamentazione e che abbia con la politica un rapporto schietto e concreto, pragmatico. Ci sono le premesse per vincere questa sfida con la modernità».

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