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AVELLINO – “De Mita altera, come al solito, i ricordi e le cose”. Non ci sta Gerardo Bianco, storico esponente della Dc, oggi presidente dell’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno. La ricostruzione consegnata da Ciriaco De Mita in un’intervista, alla vigilia della visita in Irpinia del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, non lo convince affatto. “Fu Sullo – spiega – a chiedermi di lasciare la segreteria provinciale. Mi chiamò una mattina e per la prima volta mi diede del lei, si capiva che era nervoso, mi chiese di dare le mie dimissioni dalla segreteria provinciale, dicendo che non potevo conservare quel ruolo poichè, a suo dire, non rappresentava il partito ma la linea di De Mita. Gli replicai che ero stato eletto col suo consenso e che rappresentavo a tutti gli effetti la Dc. Rivendicavo con forza la mia indipendenza, non potevo sottostare a quello che mi appariva un ordine, volevo conservare la mia dignità, perciò gli chiesi di sfiduciarmi. Alla fine fu eletto Barra al mio posto”.
Una ricostruzione lucida, quella di Bianco, velata però dall’amarezza: “Certo, è triste – spiega – che una pagina così cruciale della storia della Dc sia stata ridotta a puro gossip. Quello tra i due leader politici è stato un rapporto molto più complesso di quanto non venga fuori dalla semplificazione dello stesso De Mita”. Spiega come “certo non fui io la causa della contesa che avrebbe condotto allo scontro. Sullo temeva l’ascesa di De Mita e pensava che fossi una semplice pedina nelle sue mani. Da parte mia, volevo anzi andarmene perchè sarei dovuto presto partire per la Germania per approfondire gli studi. Il mio ideale, del resto, è sempre stato uno studioso del calibro di Antonio La Penna, avevo ambizioni diverse da quelle di Sullo e De Mita. Fino ad allora, ci tengo a sottolinearlo, il rapporto con Sullo era stato ottimo”.
Sottolinea con forza la statura di Sullo “Non esito a definirlo uno dei grandi protagonisti della storia della Repubblica, un gigante della politica, malgrado le sue debolezze e questa tendenza ad essere egemone. Doveva sempre dimostrare che era lui a comandare. Al tempo stesso scelse di servirsi modalità di controllo della politica che erano fortemente legate al territorio. Era quello che non esitavo a definire il legno storto del Mezzogiorno, Sullo usò lo strumento della clientela per raggiungere quelli che erano gli obiettivi del suo impegno politico nel segno dell’allargamento del disegno democratico. La sua fu comunque una politica del cambiamento e dell’innovazione. Non ci sono dubbi che sia lui che De Mita abbiano avuto un ruolo centrale nel passaggio dal centrismo al centrosinistra”.
Rifiuta al tempo stesso l’accusa di tradimento politico che spesso gli è stata rivolta contro “Io ero convinto che si potesse giungere ad un accordo tra Sullo e De Mita che fosse anche politico ma così non fu. Alla fine fu lui ad andarsene dalla Base. Comprendevo anche le sue ragioni, ritenevo che fosse necessario mettere fine alle correnti all’interno della Dc. Da parte nostra, noi della Base eravamo convinti che fosse necessario dare alla politica della Dc una forte caratterizzazione di sinistra. Non volevamo doreteizzarci. Lo scontro successivo fu anche più duro. La scelta fu quella di non mantenere aperto al dialogo si giunse a dei veri scontri personali”.

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