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AVELLINO- L’assessore alle finanze del Comune di Avellino, il tecnico Enzo Cuzzola, conferma le verifiche del Ministero dell’Interno sulle due delibere prodotte dall’Ente per l’approvazione del piano di riequilibro finanziario, ma dispensa ottimismo sull’esito dell’istruttoria aperta dagli organi di controllo.
L’assessore rende il suo punto di vista anche rispetto al mancato parere del ragioniere capo dell’ente, Gianluigi Marotta, sulla prima delibera che, secondo Cuzzola “essendolo solo di indirizzo non necessita del contro parere di regolarità tecnico- contabile del dirigente alla finanze. La delibera di riferimento per il Ministero- dice ancora l’assessore- sarà la numero 94, quella che delibera il piano vero e proprio e, non a caso, porta la firma del dirigente. In ogni caso al Ministero casi simili sono all’ordine del giorno, soprattutto quando si tratta di comuni commissariati, come è stato per Avellino al momento del ricorso al predissesto. I Commissari essendo tecnici inviano tutta la documentazione, ma è chiaro che un buon funzionario ministeriale- dispensa sarcastico Cuzzola- saprà che la tempistica a valere sull’approvazione del piano, viene circoscritta alla delibera del 25 maggio”.
All’ottimismo dell’assessore, tuttavia, si frappone l’istruttoria della Commissione ministeriale che, non solo, non ha ancora escluso la verifica sulla delibera numero 50, anzi resta il pilastro per l’esame finale, ma continua ad analizzare i motivi che hanno portato l’ente comunale a produrre una delibera definitiva, e nel suo contenuto identica alla prima dopo quasi due mesi.
Se è vero come dice Cuzzola che, una volta chiusa l’istruttoria, il Viminale sbloccherà senza problemi l’anticipazione del Fondo di rotazione, per un importo di circa 8 milioni di euro, resta lo scoglio, di non poco conto, del via libera della Corte dei Conti, atteso entro i successivi 30 giorni dalla valutazione definitiva resta dalla Commissione ministeriale. E le misure sul quale dovrebbe sostenersi il piano di risanamento del Comune di Avellino, sarebbero tutt’altro che sufficienti per gli organi competenti alla valutazione. In particolare il recupero dell’evasione fiscale, vero pilastro del piano di rientro di Piazza del Popolo, non sarebbe ritenuta sufficiente per onorare il debito da contrarre con lo Stato.

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