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Maurizio Petracca, il 2021 sarà l’anno di una tornata elettorale amministrativa importante, anche in Irpinia. Quale ruolo deve avere dal suo punto di vista il Pd?
In Irpinia il Pd deve necessariamente assumere un ruolo di guida. Certo, sono chiamate al voto anche piccole realtà comunali dove la cifra del civismo resterà forte. Ma resto dell’idea che il Pd abbia il dovere di indicare una linea e di essere un riferimento indefettibile negli equilibri locali.


A marzo si dovrebbe votare anche e per il rinnovo del consiglio provinciale. Il Pd è pronto per questa sfida?
Certo, la Provincia oggi è un ente di secondo livello. E’ il caso della politica che elegge la politica. Ma non per questo va sminuito il senso di questa competizione. Il Pd dovrà farsi trovare pronto a questo appuntamento, avviando da subito una interlocuzione politica che nasca dalla considerazione che il Pd è il motore del centrosinistra. Lo schema potrà essere quello delle Regionali, avviando perciò un processo di coesione che va portato avanti. E’ necessaria una regia politica e partitica. Questo credo sia fuor di dubbio. Non sono ammissibili fughe in avanti che pure si registrano in questi giorni.


Si parla anche di un possibile schema basato sulle larghe intese. Lei che ne pensa?
Sinceramente credo poco nelle larghe intese soprattutto quando si rivelano uno stratagemma per arrivare al potere inteso come mera gestione. I partiti devono necessariamente ritornare al loro ruolo. Ancor di più il Pd che è l’architrave della coalizione, a maggior ragione in Irpinia dove il Pd ha registrato, in occasione delle Regionali di settembre, un risultato straordinario. Dalle urne è uscito un Pd molto cresciuto rispetto a cinque anni fa, parliamo del Pd di Renzi, quello del 40%, in un contesto totalmente cambiato, dove il numero di liste civiche a sostegno di De Luca è cresciuto esponenzialmente. E nonostante questo il Pd irpino è risultato il primo per percentuale in Campania. E’ sulla base di questa valutazione che il Pd deve rivendicare un ruolo di protagonista sulla scena politica provinciale.


Si elegge il consiglio provinciale ma anche il Presidente della Provincia. Lei a chi pensa per questa figura?
La figura deve essere di sintesi. Ma dobbiamo procedere per gradi. Serve una proposta politica. Solo dopo si può pensare a chi sarà chiamato a ricoprire questo ruolo apicale. E’ ovvio che il Pd debba farsi carico della proposta per aprire l’interlocuzione con gli alleati.


Intanto, si registra un avvio di confronto tra l’area che fa riferimento a lei e quella che fa riferimento al consigliere Petitto. Vi siete confrontati durante un webinar? E’ vero?
Non c’è stato alcun webinar. Io dialogo con Petitto come con gli altri consiglieri di maggioranza esclusivamente in riferimento alle funzioni e ai ruoli istituzionali che ricopriamo. In questi mesi, in consiglio regionale, abbiamo avuto modo di confrontarci sui problemi dell’Irpinia e sulle possibili soluzioni. Tutto qua.


E’ indubbio che l’ipotesi di dialogo tra la sua componente e quella che fa riferimento a Petitto possa portare maggiore stabilità in particolare negli enti di servizio.
Io credo ancora nel primato della politica. E sono perciò indisponibile ad inciuci, ad accordi trasversali senza che ci sia un’idea ed una regia politica condivise. Sono totalmente refrattario a considerare il Pd come un luogo in cui da anni si consumano discussioni interne stantie, lotte tra correnti, accordicchi di bassa lega. Non ho certo aderito perché si continuasse su questa falsariga. Ecco perché dico e ribadisco che non esiste un’area Petracca. Esistono, al contrario, amministratori e riferimenti istituzionali che hanno un’idea precisa di quello che il partito deve essere e deve fare ed è su questa idea che vogliamo confrontarci. E farlo pubblicamente, non certo attraverso inciuci e accordi sottobanco. Sono convinto che lo sviluppo del nostro territorio debba nascere da un’idea condivisa che non può essere mai e poi mai sacrificata per accordi di potere, per questioni di gestione. E’ una logica che rifiuto. Apriremo un confronto con tutti e vedremo chi convergerà su questa stessa idea.


Pensiamo al Comune di Avellino. Il Pd dove si colloca?
Esattamente dove gli elettori ci hanno collocato. All’opposizione. Su questo è necessario una posizione di estrema chiarezza da parte del partito. Va aggiunto che non mi pare che, ad oggi, ci siano le condizioni per aprire qualsiasi interlocuzione. Pur nel rispetto dei ruoli, il Pd ha avuto un atteggiamento sempre responsabile. Ma risulta difficile aprire un dialogo con chi non ha la buona amministrazione tra le sue priorità, ma la vanagloria e la vanità, comportandosi come un monarca di provincia. Basta pensare alla discussione sulle scuole che avevamo sollecitato nell’ultimo consiglio comunale. Uno stupido ed intollerabile ostracismo portato avanti dal sindaco e dai suoi ha reso impossibile il confronto. Se questo è il metro su cui si misura la possibilità di confronto, e ho citato solo l’ultimo episodio in ordine di tempo, è evidente che risulterà difficile farlo.


Intanto a febbraio il Pd sarà chiamato a tenere il proprio congresso provinciale. Come si prepara a questo appuntamento?
E’ una notizia che ho letto dai giornali. Non ho avuto alcuna comunicazione al riguardo. Io credo che si debba partire da un manifesto politico e da una discussione chiara di cui io stesso mi farò promotore. E’ necessaria una discussione aperta e che avvenga in maniera pubblica. Raccolgo così le istanze, che arrivano da più parti del territorio, che chiedono una partecipazione quanto più ampia possibile. E’ quello che i nostri elettori ci hanno chiesto nell’ultima tornata elettorale, quella delle Regionali 2020. La gente vuole un Pd aperto, che parli alle persone e che non litighi sui giornali. Io mi batterò per questo. Sinceramente non so se ci sono le condizioni per farlo a febbraio. I tempi sono oggettivamente stretti per arrivare ad una proposta condivisa. Staremo a vedere.

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