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E’ l’ultimo lavoro in ordine di tempo condotto dall’ufficio della Consigliera di Parità della Regione Campania, Mimma LoMazzo. E’ l’indagine pubblicata in queste pagine con la quale si fotografa la partecipazione femminile nei luoghi dell’amministrazione pubblica. Una mappa che lascia trasparire ancora tante zone d’ombra. Ecco come la consigliera Lomazzo ci introduce nell’argomento: «A partire dal 1948, con la conquista del diritto di voto attivo e passivo, le donne fanno un grande balzo in avanti verso la conquista dei diritti civili.

Il ventesimo secolo ha, così, registrato l’incisivo protagonismo delle donne nel lungo e tortuoso cammino verso la realizzazione di una sostanziale democrazia paritaria in tutti gli ambiti della nostra società. Le libertà ed il diritto all’autodeterminazione, alla inviolabilità della dignità delle donne, l’uguaglianza giuridica tra donne ed uomini di fronte alla legge, finalmente vengono sanciti nei principi della nostra Carta Costituzionale. Per lungo tempo, purtroppo, i suddetti principi non hanno trovato immediata applicazione e, per quanto concerne la promozione delle donne nei luoghi della rappresentanza politica e della gestione della Res publica in genere, si è dovuto procedere alla modifica dell’art. 51 (L. Cost. 1/2003) e dell’art. 117 (L. Cost. 3/2001) della Costituzione ed emanare appositi provvedimenti legislativi.

A distanza di oltre settant’anni, quindi, la presenza femminile nel Parlamento italiano è, senz’ombra di dubbio, più significativa anche se, purtroppo, è ancora lontana da quella del resto dell’UE. Nelle Amministrazioni locali registriamo solo una Presidente di Regione su 20 (Umbria) e meno del 15% dei Sindaci/che, secondo i dati dell’ultimo dossier ONU Italia.
Difatti, nel nostro Paese esiste una insostenibile carenza di rappresentanza politica femminile perché le donne accedono con maggiore difficoltà degli uomini nei luoghi delle decisioni e del potere. Una situazione confermata dal Gender Equality Index, lo strumento che misura i progressi verso l’uguaglianza di genere nei Paesi UE.

Dall’indagine, che viene riportata di seguito, relativa alle presenza delle donne nella gestione degli EE. LL. in Campania, ho osservato con tristezza che le donne che ricoprono la carica di Sindaca sono appena il 5%; le donne che rivestono la carica di Assessora sono il 42% (ma la percentuale si abbassa al 34% contando anche i sindaci e le sindache nella composizione delle giunte comunali); mentre si registra appena il 27% di donne nei Consigli comunali (26% computando anche sindaci e sindache); nessuna donna, infine, ricopre la carica di Presidente di Provincia.

Dalla fotografia che emerge risulta oltremodo necessaria, quindi, una più incisiva promozione delle donne nei luoghi della decisione politica ed amministrativa e reputo, a tal fine, ancora necessaria l’azione positiva prevista con la normativa in materia di equa rappresentanza di genere sia per quanto riguarda la composizione delle liste elettorali, sia per quanto riguarda la composizione degli Organismi collegiali di governo dei Comuni. Occorre sorvegliare sulla corretta applicazione della normativa vigente in materia ed, in questo, bisogna conseguentemente investire anche le Prefetture, il cui controllo a monte potrebbe evitare inutili e spesso costosi contenziosi. Abbiamo bisogno anche di apportare dei correttivi alle lacune che la normativa vigente in materia evidentemente presenta. Come abbiamo bisogno di assicurare una giusta ed equilibrata presenza di competenze femminili nelle Giunte Regionali, anche con la previsione negli Statuti Regionali di una percentuale precisa da assegnare a ciascun genere. Abbiamo, ovviamente, bisogno di avvicinare con maggiore convinzione e determinazione le donne alla politica.

Le donne sono in campo e vogliono e debbono esserlo pienamente da protagoniste perché, nella gestione della Res publica, danno prova di essere portatrici di sensibilità e di peculiarità quali valori aggiunti alla loro competente ed incisiva azione politica ed amministrativa. Una democrazia sostanziale e moderna deve logicamente e con equità avere il volto delle donne e degli uomini nella visione e nella progettazione sia del quotidiano, sia evidentemente del futuro».

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