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Una notte prima degli esami che ha un sapore particolare. Niente prove scritte, nessun tototema, nessuna corsa a prendere il posto migliore. Ci si gioca tutto in un colloquio. Ma essere maturandi al tempo del Covid significa anche doversi preoccupare di portare con sé la mascherina, di spaccare il minuto a scuola, per evitare assembramenti, scegliere l’unico accompagnatore che potrà assistere all’esame.

A raccontare le emozioni della vigilia sono gli stessi studenti. Benedetta Basile della V A del liceo Europeo al Convitto Colletta spiega come “noi alunni abbiamo condiviso pienamente la scelta degli esami in preferenza. Sostenere l’esame da casa in videoconferenza non permette di vivere appieno lo spirito dell’esame. Mai come quest’anno la maturità ci ha consentito di metterci alla prova, dapprima l’esperienza della didattica a distanza, poi l’incertezza sulle modalità dell’esame. I docenti ci sono stati vicini in tutti i modi ma inevitabilmente nella didattica a distanza tutto è affidato ancora di più allo studio individuale. Anche perché in tanti immaginavano che il ministro si orientasse sulla preparazione di un elaborato multidisciplinare come è stato fatto per le medie. Entro il 13 giugno abbiamo dovuto inviare l’elaborato legato all’indirizzo, nel nostro caso latino e greco. Ho preparato, poi, un powerpoint nel quale illustrerò il progetto di alternanza scuola-lavoro legata all’esperienza del giornale. Poi nel corso del colloquio sarà estratto l’argomento da cui prenderà il via la discussione. A partire da quel documento dovremo dare prova della capacità di fare collegamenti tra le diverse discipline”.


Non ha dubbi Benedetta “A chi mi dice che è stato un esame semplificato rispondo che è vero, non ci sono scritti ma è anche vero che non ce lo potremo vivere fino in fondo, come non ci siamo potuti vivere fino in fondo l’ultimo anno. Dobbiamo fare i conti con il problema sicurezza, preoccuparci delle mascherine, di arrivare puntuali, rispettare i percorsi di ingresso e di uscita, i nostri amici non potranno assistere al nostro esame. Certo, ci conforta che in commissione ci siano i nostri docenti. Ci conoscono bene e sapranno giudicarci al meglio. Ma la scuola deve tornare in presenza perché è fatta di relazione. Saremo in cinque ogni giorno. Io sosterrò l’esame il 19 giugno”. Mario Armonico, studente del liceo classico tradizionale al Convitto Colletta, spiega come “il momento più triste sarà quando mi alzerò da quella sedia e saluterò i miei professori. Ho sempre amato la scuola, le lezioni, le chiacchiere con i compagni, gli scherzi, le risate. Quest’anno ci hanno tolto quasi tutte le emozioni dell’ultimo anno., dalla gita all’ultimo giorno di scuola. Per fortuna l’esame in qualche modo è rimasto. E’ una fortuna che sia in presenza, lo schermo del computer è stato prezioso nella didattica a distanza ma è una scatola che rinchiude e nasconde le emozioni. Mentre in presenza i docenti possono vedere la nostra emozione, noi possiamo cogliere il loro stato d’animo. Peccato che, proprio ora che si sono allentate le misure di sicurezza, ci tocchi restare chiusi in casa a studiare. I professori hanno fatto tantissimo, se avevamo bisogno di consigli e chiarimenti potevamo contattarli attraverso videochiamate. Abbiamo dovuto preparare un elaborato di latino e greco, nel mio caso mi sono soffermato sulla forza della parola, in un confronto tra letteratura greca e latina. Io sono di quelli che gesticolano in continuazione e mi sarebbe piaciuto avere tutti i miei amici e amiche con me il giorno dell’esame e poi festeggiare come si deve. Ma non sarà possibile”. E sulla sicurezza “Dovremo preoccuparci di rispettare appieno le regole ma credo che la paura legata al rischio contagio sia ormai svanita. Certo, ci dispiace di non poter vivere questo giorno come avremmo voluto”. Sottolinea come “siamo stati penalizzati dalle decisioni tardive del ministro che cambiava continuamente idea”.


A dedicare gli ultimi giorni al ripasso sarà anche Ciro Spagnuolo, studente della V C del liceo Colletta, alle prese con il colloquio sabato 20 giugno: “Inizialmente – spiega Ciro – siamo rimasti perplessi sulla scelta degli esami in presenza. Poi ci siamo resi conto che la situazione da un punto di vista epidemiologico era migliorata, che era possibile svolgere gli esami in presenza senza rischi, anche se saremo chiamati a rispettare rigorosamente le norme di sicurezza, con tanto di mascherina, presentandoci quindici minuti prima del colloquio per poi lasciare subito l’aula, con un solo accompagnatore. Almeno in questo modo recuperiamo un minimo di normalità. Da un punto di vista psicologico, abbiamo risentito dell’impossibilità di vivere appieno quest’ultimo anno di scuola, credo che quasi tutti gli studenti alle prese con gli esami si siano chiesti ‘perchè proprio a noi’, abbiamo fatto da autentiche cavie”.

Spiega come l’esame sia stato certamente semplificato “Non ci sono gli scritti ma era giusto fosse calibrata sulla situazione difficile con la quale abbiamo dovuto fare i conti. Il colloquio partirà da un documento estratto dalla commissione, quindi toccherà a noi svilupparlo, cercando di collegare le diverse discipline. Quindi saremo chiamati a discutere l’elaborato di indirizzo che abbiamo presentato ‘la colonizzazione e il rapporto con l’altro tra mondo greco e latino’. La speranza è che a settembre si ritorni alla scuola in presenza, c’è un bella differenza tra lezione in presenza e videolezione”.

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