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Non cadiamo nel vortice delle dipendenze. Ognuna di esse provoca una schiavitù. Non sono momenti facili, ma possiamo attraversarli con attitudine e disciplina attraverso la pratica dello Yoga. I nuovi dati relativi al consumo di alcol durante la pandemia Covid, diffusi all’Istituto Superiore di Sanità, devono far riflettere: l’approvvigionamento delle bevande alcoliche non ha conosciuto pause nel periodo del lockdown .

Anzi, il mercato ha rafforzato nuovi canali alternativi e anche meno controllati relativamente al divieto di vendita a minori, cambiando anche le abitudini degli italiani. Tanto che gli acquisti su canali online di e-commerce, per il settore delle bevande alcoliche si stima abbiano conosciuto un’impennata nel 2020 tra il 181 e il 250% nell’home delivery, con un aumento dei consumi domestici registrati. L’isolamento, spiega l’Iss, ha portato a un incremento di consumo incontrollato, anche favorito da aperitivi digitali sulle chat e sui social network, spesso in compensazione della tensione conseguente all’isolamento, alle problematiche economiche, lavorative, relazionali e dei timori diffusi nella popolazione resa sicuramente più fragile dalla pandemia.

D’altro canto, i servizi di alcologia e i dipartimenti per le dipendenze e di salute mentale, a causa delle chiusure obbligate, precisa l’Iss, hanno registrato una crescita di difficile gestione prima, durante e dopo i lockdown per la scarsità delle risorse a disposizione, per la quantità di richieste inevase a causa delle restrizioni anti-Covid-19 e per l’impreparazione relativa a soluzioni digitali, solo tardivamente introdotte. Inoltre, quanto emerge dall’Indagine sull’alcolismo in Italia. Tre percorsi di ricerca’, realizzato nell’ambito delle attività previste dall’Osservatorio permanente Eurispes-Enpam su “Salute, previdenza e legalità”, lo scorso anno, lascia perplessi: l’alcol è la sostanza psicotropa che miete più vittime in termini di dipendenza, rispetto a fumo, droghe sintetiche e cocaina: dal 2008 al 2017 in Italia sono stati 435mila i morti per malattie alcol-correlate, incidenti, omicidi e suicidi ad esso dovuti. Non solo. E’ la sostanza che dà più dipendenza, e si tratta di un fenomeno in ascesa: si beve ovunque, a qualunque ora, sempre più lontano dai pasti e soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione.

Per quanto riguarda invece l’utilizzo degli ansiolitici, attraverso i dati dell’Aifa la pandemia ha fatto crescere il consumo dei medicinali in grado di ridurre l’ansia. Nel 2020, infatti, si è registrato l’aumento del 12% dell’acquisto di tali farmaci. I cambiamenti radicali delle abitudini sotto la pandemia hanno sicuramente infllueanzato l’aumento di alcol, antidepressivi ecc, ma possiamo dire con certezza, che il continuo getto di notizie negative e poco rassicuranti di ogni genere, non aiuta certamente. Possiamo fare molto per trovare un equilibrio interiore: trovare del tempo per se stessi, fare delle passeggiate nei parchi, ascoltare musica rilassante, letture che aprono il cuore. Fondamentale la pratica dello Yoga anche per le varie forme di dipendenza. Grazie ai suoi benefici psicofisici, ormai noti anche a livello scientifico, la pratica yoga viene inserita nelle scuole, negli ospedali e anche in programmi di riabilitazione dalle dipendenze e nelle carceri.

Attraverso le Asana (posture), un corretto esercizio di respirazione (Pranayama), meditazione, i principali benefici dello Yoga sono molteplici: sviluppa e migliora la capacità di respirazione, accresce la capacità di concentrazione, migliora la postura e l’equilibrio, allunga e rinforza il corpo, regala una sensazione di benessere e di serenità profonda. Sono numerosi gli studi scientifici che confermano ormai quanto sia benefico lo Yoga.

Uno studio condotto in Norvegia ha suggerito che molti benefici per la salute dello Yoga potrebbero essere correlati alla sua capacità di modificare l’espressione dei geni delle cellule immunitarie. Le persone con ipertensione lieve o moderata potrebbero beneficiare della pratica dello Yoga, come sottolinea uno studio dell’Università della Pennsylvania. I ricercatori hanno scoperto che le persone che praticavano Yoga, rispetto a coloro che avevano partecipato ad un programma nutrizionale, potevano godere di una riduzione maggiore della pressione arteriosa.

Un piccolo studio condotto presso la Ball State University ha scoperto che praticare Yoga per 15 settimane potrebbe aumentare in modo significativo la capacità polmonare vitale, che è la massima quantità di aria espirata dopo aver fatto un respiro profondo. Inoltre, uno studio condotto dai ricercatori della Boston University ha dimostrato che 12 settimane di pratica dello Yoga potrebbero contribuire a ridurre l’ansia e ad aumentare i livelli di acido gamma-aminobutirrico nel cervello. Infine, secondo gli esperti di Harvard, lo Yoga farebbe bene al cuore e alla salute cardiovascolare.

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