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La Campania mostra le ferite che il Covid ha inferto alla sua economia: nel 2020 il Pil è diminuito dell’8,2%, il reddito delle famiglie dell’1,9% e dell’1,9% si è ridotta anche l’occupazione. I consumi sono crollati di oltre l’11%.

La pandemia ha colpito tutti i settori economici, con ricadute più pesanti sui servizi che più degli agli hanno scontato le restrizioni anti Covid. Nel complesso, il 60% delle imprese ha registrato un crollo del fatturato.

Le esportazioni sono calate (-6,4%), ma meno della media nazionale (-9,7%) e di quella del Mezzogiorno (-13,7 %), grazie alla crescita dell’export agroalimentare (+ 13,1%) e farmaceutico (+15,8%). Il rapporto annuale “L’Economia della Campania” di Bankitalia fotografa le ripercussioni “rilevanti” che la crisi Covid ha avuto sul tessuto economico e sociale.

I segnali di ripresa si intravedono, ma l’incertezza avvolge ancora le aspettative e i piani di investimento. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza che, come ha ricordato il direttore della sede napoletana dell’istituto, Antonio Cinque, destina al Mezzogiorno risorse ingenti, dovrebbe contribuire a spazzarla via. La sfida ora è «saperli spendere bene».

L’effetto della pandemia sul territorio campano «è stato imponente e gli effetti sull’economia non potevano che essere severi», ha sottolineato Cinque illustrando i dati che li raccontano.

LE IMPRESE

Il Covid ha colpito duramente tutti i settori, riportando il valore aggiunto dell’industria ai livelli della crisi del 2014 (la flessione è stata dell’11%); quello dei servizi a livelli mai così bassi negli ultimi dieci anni (- 9%); nelle costruzioni il calo (-5,8%) ha interrotto la fase di recupero degli ultimi cinque anni: l’Ance stima un calo della produzione del 9,5 %.

Commercio, alloggio e ristorazione hanno sofferto la drastica flessione dei flussi turistici: nel 2020 le presenze sono crollate del 70%, con il traffico nell’aeroporto di Capodichino ridotto del 75% e quello crocieristico del tutto azzerato, dopo che nel 2019 il numero di passeggeri che avevano fatto tappa in Campania aveva sfiorato il milione e mezzo. Nel complesso il settore dei servizi ha perso il 38% di fatturato, dieci punti in più del calo registrato nelle imprese in generale.

La disponibilità degli strumenti finanziari messi in campo dal governo ha tamponato la crisi di liquidità delle imprese: a dicembre il 65% delle aziende aveva fatto ricorso ai prestiti garantiti o alle moratorie.

IL MERCATO DEL LAVORO

La crisi ha “tagliato” l’occupazione di circa il 2%, e a scontarne le conseguenze più pesanti sono stati i giovani (-8%), gli autonomi (- 2,3%), le donne (-3,1), gli stranieri (-11,8%) e i lavoratori a termine (-11,8%). Il blocco dei licenziamenti e le misure di sostegno alle imprese, si rileva nel rapporto, hanno fatto sì che il calo dell’occupazione sia stato minore di quello delle ore lavorate (-12,2%). Le ore autorizzate di Cig sono state oltre dieci volte quelle del 2019.

IL REDDITO DELLE FAMIGLIE

La dinamica occupazionale si è riversata sul reddito delle famiglie, con conseguenze “intense”: nel 2020 il reddito disponibile delle famiglie campane, che in termini pro capite è pari a circa il 70 % di quello medio italiano, si è ridotto dell’1,9%. Sono cresciute le disuguaglianze per via dell’aumento del numero degli individui che vivono in famiglie in cui non c’è nessuno che lavori. E in queste famiglie vive il 27% dei minori, erano il 21,7% nel 2019.

Reddito e pensione di cittadinanza e reddito di emergenza hanno “coperto” il 14,3% delle famiglie campane, una percentuale di gran lunga superiore alla media meridionale e italiana. In particolare, delle prime due misure hanno beneficiato 236mila famiglie – il numero è cresciuto di oltre un quinto, si segnala nel rapporto -, 56mila del Rem.

LA DIGITALIZZAZIONE

Il rapporto di Bankitalia ha dedicato un focus alla digitalizzazione, sottolineano il valore sia per la competitività del sistema produttivo che per l’inclusione sociale. Il grado di digitalizzazione della Campana è inferiore alla media nazionale: pesano le modeste competenze digitali e lo scarso uso di internet da parte dei cittadini e un basso livello di offerta di servizi digitali degli enti locali.

Ma “recupera” sulla copertura delle reti, ponendosi in linea con la media nazionale.

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