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Numeri, sogni e altre diatribe. Oltre a candidati e liste, i numeri più discussi ieri a Napoli sono stati quelli legati al clamoroso furto di un “gratta&vinci” ad opera di un tabaccaio disonesto. In tanti sono andati a giocarsi un terno (pare 46, 64 e 75), e a molti è tornato in mente “Non ti pago”, capolavoro eduardiano incentrato proprio su un infedele gestore di un “Bancolotto” (tale Ferdinando Quagliuolo) che si appropriava indebitamente di una quaterna vincente. Dal teatro della vita a quello della politica la distanza è spesso minima. Le polemiche sugli elenchi dei candidati al Consiglio e alle municipalità continuano ad agitare i sonni di partiti e movimenti. Oltre gli strascichi giudiziari della rissa tra big della destra storica, ci sono i primi nomi di chi è stato escluso dalle liste all’ultimo momento (lo stesso Manfredi sarebbe intervenuto in extremis per tirar via un soggetto sotto indagine per voto di scambio). Ma, tutto sommato, sono cose già viste e sentite in passato, l’ordinaria straordinarietà partenopea.

LA FESTA DI MANFREDI
Da pragmatico ingegnere, il candidato del centrosinistra ha affidato i suoi sogni di gloria a un’eterogenea (pure troppo, secondo alcuni) pattuglia che ieri ha presentato nel corso di una festa organizzata all’Arenile. Un luogo simbolico: sul litorale (sempre vietato alla balneazione) di quella Bagnoli che fra tutte le ferite aperte della città è sicuramente la più dolorosa. Una pagina vergognosa – costellata d’ingiustificabili ritardi, pomposi annunci, inchieste giudiziarie, passerelle politiche, fiumi di soldi e altri scandali – cominciata subito dopo la chiusura dell’acciaieria e purtroppo non ancora chiusa. Dinanzi all’inquinato mare flegreo la domanda è stata inevitabile: riuscirà Manfredi dove tutti gli altri hanno fallito? O anche stavolta i volenterosi sforzi (e relativi annunci) non baseranno a restituire l’area che fu dell’Ilva ai napoletani e ai turisti.

LE CREPE DEL CENTRODESTRA
Squadre apparentemente troppo composite e raggruppamenti che già scricchiolano. Cosa accade nello schieramento di centrodestra? Oltre a perdersi per strada la lista civica (per il consiglio) ispirata dalla Lega, che sarebbe stata registrata dopo la scadenza dei termini, il candidato sindaco Catello Maresca ha dovuto arrendersi di fronte alle violente conflittualità interne: su tutte le 10 Municipalità la sua coalizione avrà due candidati presidenti, uno afferente a Forza Italia e alle liste civiche, l’altro espressione di Fratelli d’Italia e Lega. Una spaccatura che non farà certo bene ai già traballanti sondaggi, ma l’ex pm ha ancora il tempo per cercare di riparare i danni e magari ritrovare il giusto passo per la sua rincorsa. BASSOLINO E IL PCI Forse non avrà più la verve dei tempi andati, come amano rimarcare i suoi detrattori, ma di certo il vecchio leone di Afragola sa ancora ruggire (che dalle nostre parti può bastare). Alla sua terza battaglia campale (la prima nel 1993) per la poltrona di Palazzo San Giacomo, Antonio Bassolino mostra di avere le carte in regola. «Io non mi sono candidato contro nessuno Io mi sono candidato quando non c’era nessuno », ha detto nel corso dell’enne – simo, affollato incontro pubblico. E anche stavolta in platea non c’era – no solo vecchi compagni ma anche figure di ben altra provenienza, come l’ex questore Franco Malvano (ex senatore) che nel 2006 sfidò senza successo la Iervolino. A fianco di Bassolino – che ha ribadito le sue tre “R”: riparare (quello che è stato scassato), ricucire (i rapporti), rilanciare (la città) – c’erano i capilista: Rosanna Laudanno, Anna Savarese, Simona Russo, Ennio Migliarotti e Michele Adriano Brunaccini. Domani pomeriggio (alle 17) a Santa Maria La Nova, l’ex governatore prenderà parte all’inaugurazione della mostra “Pci 1921/2021. Scene di una buona memoria”, dedicata ai 100 anni del Partito comunista italiano, incentrata sui materiali fotografici dell’archivio di Mario Riccio, fotoreporter dell’Unità prematuramente scomparso e su una personale del fotografo napoletano Luciano Ferrara.

GLI ULTIMI ARANCIONI
Da un amarcord intriso delle utopie che agitarono generazioni di giovani del Novecento alla rabberciata “rivoluzione” arancione – che con tutte le rivoluzioni della storia condivide il naufragio – che è evaporata nella bruma delle amministrative. «Il mio è un progetto politico vero, lontano dagli apparati di partito», ha ripetuto ieri la candidata Alessandra Clemente, offrendo il fianco al sarcasmo dei commentatori perché, come è noto, a sgonfiarsi per primo è stato il suo partito (Dema), che doveva essere la spina dorsale della sfida elettorale. Ma intorno alla sempre sorridente Clemente è stato un fuggi fuggi generale, quasi tutti hanno abbandonato la nave prima ancora che venisse varata per rifugiarsi su altri natanti (quale che fosse la loro rotta). Del resto, come ebbe a far notare a suo tempo Charles Régismanset: «In politica, gli amici sono spesso più ingombranti degli avversari».

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