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Pompei mette la pandemia alle spalle e guarda al futuro, fra nuove scoperte e la conservazione di uno dei patrimoni culturali più importanti al mondo. Il Covid ha colpito duramente il sito archeologico, ha registrato una perdita dell’80% del fatturato dallo scoppio dell’epidemia, calo derivante ovviamente dalla perdita degli incassi dei biglietti. Ma dalla riapertura post lockdown del 27 aprile, il complesso è tornato a viaggiare su medie importanti.

“I numeri sono incoraggianti e in crescita”, ha spiegato a LaPresse Gabriel Zuchtriegel, direttore degli scavi archeologici di Pompei. “Accogliamo tante persone dall’estero, circa la metà, soprattutto provenienti da Francia, Paesi Bassi, Spagna e Germania. Questo dimostra che c’è voglia di tornare in Italia, soprattutto per visitare i luoghi della cultura”.

Una componente straniera sicuramente più bassa rispetto agli ultimi anni, ma che dà la possibilità di lavorare anche sul turismo di prossimità: “Proviamo a coinvolgere sempre di più le persone che vivono questi luoghi, di cui noi abbiamo bisogno come alleati nella valorizzazione del territorio. Musei, quindi, non solo come luoghi turistici ma anche del territorio, per questo abbiamo riformulato gli abbonamenti e abbassato il prezzo”, sottolinea il direttore.

Ma se gli scavi di Pompei hanno numeri elevati, lo stesso non si può dire per gli altri siti del complesso, meno conosciuti, ma dal valore altrettanto inestimabile. “Penso alla villa di Poppea a Oplontis o al museo archeologico di Stabia. Per questo – dice Zuchtriegel – stiamo lavorando anche con la Regione Campania e con i Comuni per migliorare i servizi e i collegamenti tra i vari siti, ma anche per creare offerte per incentivare le persone che vengono a Pompei a vedere anche l’altra parte del territorio.”.

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