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Tempo di lettura 3 Minuti

Napoli – «Siamo professionisti della divulgazione culturale eppure oggi, a cosiddetta fase 2 avviata, con la riapertura dei musei prevista per il prossimo 18 maggio, nessuno ci ha detto ancora se, quando e in che modalità potremo tornare a lavorare». Così Paola Artizzu, referente per la Campania di GTI, Guide Turistiche Italiane, associazione di categoria che siede ai tavoli ministeriali ma non regionali. Tant’è che è delle scorse settimane la richiesta al Governatore Vincenzo De Luca, di inserire GTI nell’annunciato tavolo per il turismo, ad oggi ancora non convocato. «Si parla legittimamente di consentire la riapertura delle attività dei parrucchieri, su di noi invece si tace, pensando che il nostro lavoro possa essere sostituito con una app, ma questo è impensabile». Il timore, dichiarato, di GTI – che sottolinea come le guide turistiche siano perlopiù lavoratori autonomi, età media 40/50 anni, donne, e privi di ammortizzatori sociali e che proprio a Napoli ha tenuto lo scorso 2 febbraio la propria assemblea annuale –  è che si spinga troppo, nella fruizione di siti e musei, sulla digitalizzazione, dall’acquisto on line dei ticket alla possibilità di ‘entrare’ nei luoghi con video pubblicati su piattaforme dedicate. «Questo poteva andare bene all’inizio dell’emergenza sanitaria Covid-19, quando era comunque importante mantenere e suscitare curiosità, ma le immagini di un drone e una voce registrata non saranno mai paragonabili alla nostra capacità di concorrere a creare emozioni e ricordi. I turisti, semmai torneranno, vanno accompagnati». Ergo: ok il distanziamento sociale, ok i flussi controllati, ok le norme igieniche, «ma fateci tornare a lavorare». E GTI scende nelle proposte: «Convenzioni con i musei  man mano che aprono – declina Artizzu – , per avvalersi della figura della guida, che sarebbe garanzia di presidio delle stesse opere d’arte. Possibilità di organizzare ed effettuare tour in esterna». E Artizzu cita Napoli, con il lungomare, il Quartiere Sanità, il Vomero; Salerno, col centro storico e i vicoli attorno alla Cattedrale; Pompei, nella sua immensa vastità, «che va raccontato di persona»; la costiera amalfitana.  La figura di guida, «è fondamentale nella catena del turismo, che va concepito come una filiera, al pari dell’industria». Da Artizzu un’altra valutazione: potenziali turisti nel 2020 saranno «gli stessi campani, desiderosi di riscoprire il proprio territorio» e i connazionali, «perché gli stranieri mancheranno». Serve una pianificazione, perché le lacune, al di là delle linee guida, sono ancora troppe. E Artizzu cita ad esempio Pompei, sito statale e all’aperto, e la Cappella Sansevero, a Napoli, privata e contenuta. Posto che «il ‘prima’ non esiste», che le grandi file ‘fuori’ non potranno più esserci, GTI chiede: come ci si gestirà, concretamente,  rispetto al numero dei gruppi? Le prenotazioni, con quanto anticipo e con che strumenti? Che garanzie ci saranno sui punti ristoro? «Vanno valutate una serie infinita di questioni, su cui non si può giungere impreparati e in ritardo», rimarca Artizzu. Tra le proposte di GTI, in linea con le disposizioni governative: voucher per le famiglie da spendere per visite guidate; agevolazioni sul fronte pedaggi, da concordare con Autostrade, perché ci saranno meno spostamenti coi mezzi pubblici. Oltre a «una incisiva campagna mediatica, che rimandi al concetto di sicurezza, strettamente connesso alla distanza e al rischio contagio. Oltre a incentivi per accedere a strumenti di comunicazione per noi operatori del comparto, che promuovendo la nostra attività, promuoviamo la Campania intera». E, su tutti, una richiesta: «Diteci quando potremo tornare a lavorare, non chiediamo politiche assistenziali, ma reinserimento e rispetto del nostro ruolo, che non è sostituibile».  

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