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NAPOLI – Ad ascoltare le voci provenienti dall’ufficio vendite biglietti per il match di domenica contro il Lecce, oltre quarantamila assisteranno alla gara, e un simile numero di spettatori per una partita non di cartello lo rammentiamo nel torneo che vide i partenopei avvicinarsi al tricolore, come mai altre volte: di scena il Chievo, allora diretto da Maran, e si giocava la trentunesima di campionato, la partita si era messa sul pari, grazie alla rete gialloblu di Stepinski, ma sull’ultimo corner, nell’ultimo minuto di recupero, Diawara metteva a segno il gol vincente scatenando sugli spalti un boato che rimarrà nella storia del napoli, soprattutto perché il S. paolo era pieno come un uovo. Oggi a distanza di circa due anni, un afflusso di queste dimensioni, avendo come avversario una compagine che occupa la quartultima posizione in graduatoria, deve, ove mai ve ne fosse la necessità, dimostrare al De Laurentiis padre quanto poco sia necessario per riscaldare gli animi di una popolazione appassionata, per nulla scalfìta da sconfitte con team decisamente sia tatticamente che tecnicamente inferiori. Tre vittorie consecutive, di cui l’ultima in trasferta, con un finale da squadra combattiva e per nulla doma, hanno risvegliato dal torpore, ampiamente giustificato, dei tifosi, anche innervositi dalla presenza di telecamere rivolte verso il pubblico per “scovare” chi trasgredisce le norme di utilizzo dei settori riservati agli spettatori, ma soprattutto imbufaliti per non riuscire a trovare la quadra, scusate il litigio di parole, per la squadra. Ed ora, in primis, i giusti innesti dei calciatori acquistati a gennaio, a seguire, la compattezza ritrovata grazie alle parole ed alla psicologia del Gattuso, per completare, in fine, con il recupero dei pezzi da novanta ( leggasi Koulibaly, Mertens, Allan) sono stati gli indispensabili ingredienti per allestire una torta cui sarà applicata l’indispensabile ciliegina solo al raggiungimento di qualche obiettivo. E’ intuitivo riconoscere che i sempre presenti, nella gestione del nuovo trainer, hanno rivisto le loro posizioni, non quelle in campo, ma nel loro percorso di preparazione alle partite: maggiore applicazione negli allenamenti, non più “blandi” come spesso affermavano nel periodo Ancelottiano, trasfusioni di energia fisica,  spirito collaborativo elevato ai livelli che ci si aspetta da una squadra che voglia dare quanto necessario per vincere, ed ecco che si sono rivisti, finalmente, ripetono i supporters, l’Insigne che incanta in Nazionale, l’Hysaj che morde le caviglie dell’avversario e che spinge lungo la fascia, il Di Lorenzo che si adatta a ricoprire il ruolo di centrale, il Rui che digrigna i denti e combatte come un leone, insomma l’undici, anzi il quindici, considerando Lobotka, Demme, Politano e Maksimovic, che ha convinto, soddisfa e viaggerà a velocità spedita. Molti predicano di rimanere tranquilli, sereni, di non viaggiare con la fantasia in maniera sproporzionata, ma possiamo almeno guardare, giusto presidente, al futuro con un po’ di positività?

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