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NAPOLI – Involuzione, stanchezza, turn over, calcio-mercato, e chi più ne ha più ne metta: di sicuro è che il team affidato a Gattuso, stecca sistematicamente quando deve rendere visita negli stadi, benchè deserti, lontani dal capoluogo partenopeo: negli ultimi quattro viaggi fuori regione, fatta eccezione per la gara di Marassi con il Genoa, due sconfitte ed un pari, tra l’altro sudato, sofferto e scarsamente meritato (Bologna).

Bergamo e Parma hanno rappresentato due debacle che non sono andate giù al tecnico, meno che meno al presidente e mal digerite dai tifosi, che, a giusta ragione, si interrogano, non tanto sul valore della squadra, che è stato dichiarato e confermato, di ottimo llivello, ma sulla superficialità che sta caratterizzando queste uscite, che hanno il sapore di una concentrazione, non bassa, ma quasi nulla, al punto da dubitare sulla reale possibilità, non tanto di superare il turno ( i bookmakers danno gli azzurri quasi a cinque come qualificazione alla “Final Eight” ndr), quanto di rendere difficile la vita ai blaugrana di Messi & C. Ha ragione da vendere il tecnico calabrese, che non sorride, non lancia proclami, non prende a parolacce alcuno dei suoi, lasciandosi andare ad una battuta che la dice lunga sulla sensazione che attraversa, non tanto il cuore, ma il cervello: “…non potremo che fare il solletico agli spagnoli, se ci presenteremo con uno spirito combattivo vicino allo zero…” Vero, non si possono lasciare punti ad una compagine, che è stata l’unica, al momento, a soffiare al Napoli ben sei punti su sei, e grazie a due errori del più in forma ( almeno fino agli ultimi minuti del match del Tardini ), quel Koulibaly, che, all’andata scivolò e lasciò campo libero a Kulusevski, così come, nel confronto dell’altro ieri, lo ha sgambettato e concesso, in tal modo, il rigore risultato poi decisivo per la vittoria dei ducali: c’è però dell’altro, ed a nulla serve trincerarsi dietro l’assenza di Milik per squalifica e di Mertens per infortunio, in quanto manca, anzi è mancato, proprio l’apporto del top player al centro dell’attacco, quel calciatore in grado di realizzare una quindicina di reti che avrebbero determinato altre vittorie, altra posizione in classifica, e contendere alle prime quattro, quanto meno la qualificazione in Champion’s League, che ha il senso di arricchire le casse societarie, di allargare gli orizzonti, di guardare agli scambi del calcio-mercato con occhio benevolo, e non attendere quell’assenso di Aurelio De Laurentiis, che in alcuni frangenti ha ritirato la mano dalla tasca, senza raggiungere gli obiettivi offerti dall’alacre lavoro di Giuntoli.

Eppure il Napoli aveva sborsato oltre quaranta milioni per ottenere le prestazioni del messicano Lozano, che a fine campionato si ritrova con poche centinaia di minuti disputati, ivi compresi quelli di Parma, dove la posizione di centravanti puro, stante le assenze dei soliti occupanti quella porzione di campo, lo ha visto fallire questa prova, dimostrando che se proprio si debba ricorrere a lui, meglio utilizzarlo sulla fascia sinistra: rimarrà? Gattuso sembra incoraggiarlo, voglia consentirgli di dimostrare che può risultare inamovibile nella squadra del 2020/2021, ma, forse, la speranza della società è di non insistere, ma di fidare in qualche richiesta di altri club, almeno per rientrare, se non dell’intera cifra, almeno di una buona parte di quella somma, apparsa ai più esagerata.

Intanto anche il quinto posto è diventato una chimera, con i giallorossi romani che hanno preso il largo, così come il Milan dell’exploit post-lockdown, targato Pioli, che zitto zitto, ha conquistato i galloni della riconferma a suon di vittorie (unico pari al S. Paolo), per cui ora occhi e speranze riposte sulla gara del Camp Nou, che sebbene si presenterà desolatamente vuoto, e sarà, forse, un handicap più per i baschi che per i partenopei, dove sarà obbligatorio inizialmente segnare e poi essere compatti e decisi per bloccare ogni strada al trio Messi-Suarez-Griezmann ( quest’ultimo, forse, non in grado di recuperare per il match dell’8 agosto). Se la squadra avesse la testa alla gara di Barcellona, si potrebbe anche soprassedere sulla prestazione di parma, così come accadde a bologna, ma se ciò non fosse, Gattuso avrà da lavorare sulle forze fisiche da recuperare, ma avrà l’obbligo di catechizzare, sin da ora, i suoi, affinchè l’eventuale lavaggio del cervello sortisca il risultato di far uscire dagli spogliatoi dello stadio basco, un undici agguerrito, stabilmente arroccato sui princìpi di grinta caratteristici di un ex calciatore, che di trofei ne ha sollevati, anche di pesanti, quali una Coppa del mondo e la Coppa dalle grandi orecchie!

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