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NAPOLI. Osservare la classifica, alla vigilia del nono turno, evidenzia che gli azzurri hanno incrociato le armi con le compagini che sono posizionate nella seconda parte della graduatoria, fatta eccezione per Juventus, attualmente settima, e Fiorentina, nona, ragion per cui la Roma diventa una tappa fondamentale nel percorso, sinora superato a “pieni punti”: inizia, all’Olimpico, la serie di scontri con le serie candidate ad occupare un posto per la Champion’s, obiettivo dichiarato e voluto dalla società partenopea. Partita dai mille risvolti, ma condìta da diverse preoccupazioni, generate dalla sponda giallorossa, quali la voglia di riscatto dopo il tonfo, in Svezia, nel match di Conference League, le parole al vetriolo di Mourinho, che si è lasciato andare ad affermazioni che offendono, più che incoraggiare, coloro che hanno giocato meno e che sono scesi in campo per dimostrare di valere qualche spicciolo di gara, piuttosto che puntare sul solito undici: e se di queste scelte del trainer portoghese ne avessero beneficiato i calciatori tenuti prudenzialmente a riposo proprio per essere al top contro il Napoli? Fattore da non sottovalutare, anche considerando che gli imprendibili Osimhen e Politano hanno dovuto pigiare sull’acceleratore, nella ripresa, per avere la meglio contro i polacchi del Legia, ed è altrettanto vero che Mourinho ha utilizzato Cristante, Mkhitaryan, Abraham e Pellegrini nella seconda parte del match, anche se compromesso, essendo sullo 0-3.

Tempo addietro era definito il derby del sole, il derby del sud, poi i rapporti si sono incrinati per l’agguato teso al tifoso azzurro Ciro Esposito, poi deceduto, alla vigilia della finale di Coppa Italia che vedeva di fronte il Napoli e la Fiorentina, disputatasi, come prassi, nello stadio romano: a rendere più accesa e vibrante il preludio di questo incontro, le scelte dei supporters giallorossi, che hanno deciso di fischiare e sbeffeggiare Spalletti, vuoi per quanto accadde all’epoca dell’ultimo anno alla guida della Roma, con le polemiche tra il tecnico toscano e l’idolo “intoccabile” dei tifosi, quel francesco Totti, che anche nella fiction televisiva, “Speravo de morì prima”, pur non comparendo, ne ha per l’allenatore che decise, di lasciarlo fuori, costringendolo, secondo molti, a lasciare il calcio , vuoi per la situazione di classifica che vede gli azzurri in testa, grazie anche al lavoro svolto dal mister. Quest’ultimo, da gran signore quale si è sempre dimostrato, anche con Allegri, al termine della partita giocata contro la Juve, lo scorso settembre, allorquando l’allenatore bianconero non accettò i saluti a fine gara di Spalletti, non ha rinfocolato gli animi, dichiarando, in conferenza stampa: “Domani è uno scontro diretto, è la mia partita, ma non sarà mai una partita contro un nemico. Non ci sarà nessun passato da sconfiggere, ma c’è una gara importantissima per il futuro del Napoli che dobbiamo provare a vincere. Io sarò tutto del Napoli, chiaramente, ma la Roma non sarà mai la mia nemica”. Ancora una volta si sfila dai complimenti che giungono da ogni parte, amica od avversa, sul suo operato: “Oltre al tempo in partita, c’è un ulteriore tempo che si consuma in allenamento e da parte mia è facile constatare come si comportano i calciatori nel consumare questo extra-time.

Come si sta sul pullman per arrivare allo stadio, come si vive in albergo la sera prima della partita, quali sono i discorsi e gli sguardi che si fanno, anche tra chi gioca meno spesso. Danno sempre dei segnali. E i segnali con questa squadra qui sono tutti positivi. Mi fa piacere che qualcuno di voi ha sottolineato le risposte di Koulibaly, di Mertens, di Insigne, Juan Jesus e Demme. Di tutti”. Non accetta critiche sul conto di Mourinho, rispettando le parole pronunciate quindici giorni addietro, quando nel chiamarlo affettuosamente “Spallettone”, aggiunse “non vorrai mica vincerle tutte, il primo stop lo avrai nella prossima gara fuori casa (quella di domani…ndr)”, ribadendo la stima per il tecnico lusitano: “Per me è un onore essere accostato a Mourinho, ma lui è qualcosa di differente. Lui ci ha insegnato a dare importanza alle conferenze e a cosa si dice nelle riunioni con la squadra. Il rischio è per entrambi, questa partita azzera tutto. In questo momento, per significati diversi, è una partita che può dare un’altra piccola svolta ad entrambe le squadre. Bisogna dunque essere bravi ad arrivarci al top e proporre il top come possibilità di collettivo”. La conclusione è sullo stato d’animo che avverte dopo circa centoventi giorni con indosso la casacca con la “N” in evidenza: “Non bisogna vivere invano. Sono anni che faccio questo mestiere e ho capito che per essere un allenatore felice, che vive bene il calcio, ho bisogno di piazze importanti, da umori forti, sia nel bene che nel male.” Entrambe le squadre hanno giocato di giovedì, ma la Roma ha sulle spalle il viaggio di ritorno da Bodo, elemento che non determinerà particolari affaticamenti per le due squadre, e non appaiono, all’orizzonte, novità particolari nelle formazioni.


ROMA (4-2-3-1): Rui Patricio; Karsdorp, Mancini, Ibanez, Viña; Veretout, Cristante; Zaniolo, Pellegrini, Mkhitaryan; Abraham. All. Mourinho.
A disposizione: Fuzato, Boer, Kumbulla, Calafiori, Reynolds, Diawara, Darboe, Bove, C. Perez, El Shaarawy, Shomurodov, Borja Mayoral. Indisponibili: Spinazzola, Smalling.
Squalificati: – . Diffidati: Cristante.
NAPOLI (4-3-3): Ospina; Di Lorenzo, Rrahmani, Koulibaly, Rui; Anguissa, Fabian, Zielinski; Politano, Osimhen, Insigne. All. Spalletti.
A disposizione: Meret, Idasiak, Jesus, Zanoli, Demme, Elmas, Lobotka, Politano, Mertens, Petagna.
Indisponibili: Malcuit, Manolas, Ounas.
Squalificati: – Diffidati: -.
ARBITRO: Massa di Imperia
Guardalinee: Vivenzi, Imperiale
IV: Irrati
VAR: Di Bello
AVAR: Valeriani

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