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NAPOLI. Il passaggio del turno, nonostante il doppio confronto con una compagine retrocessa dalla Champion’s ha il sapore della vendetta nei confronti del destino avverso, quello che ha decimato la squadra, con la defezione, che sta risultando penalizzante come mai, del senegalese Koulibaly ( con lui a far da roccia nel reparto difensivo, coadiuvato dall’inarrestabile e battagliero Rrahmani ndr) che, ne siamo certi, non avrebbe consentito agli inglesi di recuperare il doppio svantaggio, con palle spiovute in area da calci piazzati, e della mala sorte che si è accanita ancora una volta con il viso di Lozano, già martoriato in occasione di un gara di qualificazione ai mondiali ( scontro con il portiere dell’Honduras, che gli era costato un lungo stop, con il rischio, grazie a Dio sventato, di perdere la vista ad un occhio ), e messo a dura prova per uno scontro fortuito con Ndidi. Lozano, causa il terreno scivoloso, aveva perso il contatto con il pallone, e la sua riconosciuta generosità lo ha portato a cercare di recuperare la sfera, ma cadendo, ha battuto violentemente la faccia contro l’anca dell’avversario: soccorsi immediati, ma l’attaccante messicano ha dovuto lasciare il campo in barella, con il naso sanguinante, un dente rotto e con il collo immobilizzato. Trasportato immediatamente in ospedale, è stato sottoposto agli esami strumentali alla testa che hanno dato esito negativo. Il calciatore ha subito un trauma cranio-facciale, senza commozione cerebrale. Sospiro di sollievo dunque, dopo che le immagini del tremendo impatto avevano fatto spaventare tutti i tifosi del Napoli ed i suoi compagni di squadra. Pioveva doppiamente sul bagnato, imperversava la tempesta d’acqua e si allungava l’elenco degli indisponibili, affioravano le indiscrezioni sul malocchio, partito dalla gara dell’Arechi a Salerno ( squalifica di Koulibaly e primi acciacchi per Anguissa), passato per il Meazza ( capocciata di Skriniar ad Osimhen e fratture multiople per il nigeriano ), per il Mapei Stadium di Reggio Emilia ( infortuni muscolari per Insigne e Ruiz ), non tralasciando altri due telecronisti, che raramente portano bene alle sorti azzurre, Dario Di Gennaro della RAI e Orsi, commentatore tecnico per DAZN. I più, soprattutto dalle proprie case, attaccati alle immagini del televisore, stante la scarsa affluenza dei tifosi sugli spalti ( forse ingenerosi verso società e squadra, visti gli ultimi non esaltanti risultati, sebbene i prezzi fossero davvero economici, per tutti i settori ndr) avranno abdicato verso trasmissioni non vincolate aklla sofferenze, mentre occorreva, ancora una volta, credere, credere, credere nel coraggio, nella determinazione, nel porre il cuore oltre l’ostacolo, nella caparbietà di calciatori che davvero hanno preso alla lettera i consigli di Spalletti, positivo sempre, ispiratore di fiducia nei confronti di chi era ritenuto ultimo ( leggasi Gattuso ) e che tale non era: ha superato la ritrosia del Presidente chiedendo ed ottenendo la conferma di Lobotka, Petagna, Malcuit ed Ounas e cosa hanno combinato questi quattro atleti nell’ultimo periodo ? Lo slovacco ha polarizzato la manovra di centrocampo orfano di Anguissa prima ed anche di Ruiz dopo, mollando solo per infortunio ( tanto per cambiare…) e gli altri tre sono stati determinanti nella vittoria, sofferta sì, ma ottenuta con sacrificio, abnegazione e sputando sangue fino all’ultima stilla: Petagna, assist man, catalizzatore di palloni, di falli, grazie alla sua incontenibile potenza fisica, Malcuit, uno stantuffo sulla fascia, utilizzato dal trainer in sostituzione di Lozano, ma già efficace in quella posizione in gare precedenti, come non lo ricordavamo da tempo, arrugginitosi nel periodo di Firenze, sempre per i preconcetti di Gattuso, e il franco-algerino impiegato nella vittoriosa trasferta di Genova, ed il suo apporto fu fondamentale, come quello di Petagna, e nella gara di andata a Leicester, causando l’espulsione di un avversario, abile nel dribbling e, di aiuto alla squadra e non solo a se stesso, come in occasione della terza segnatura, quella decisiva di Elmas, liberando sul fondo Di Lorenzo, sul cui cross, il macedone depositava alle spalle di Schmeichel. I meriti sono anche di tutti gli altri, da Rui a Rrahmani, da Demme a Jesus, e, un plauso anche a Manolas, al cui ingresso qualcuno sarà andato con il pensiero alle gaffes contro la Juve in questo torneo ed alla partita con il Sassuolo nello scorso torneo, pronto a rassicurare la difesa con il suo ingresso nei minuti finali a contenere l’assalto a testa bassa delle “Foxes”. Lodi sperticate, e lo sosteniamo da mesi ( leggasi gli articoli redatti sul suo conto ), all’allenatore, la cui gioia, rappresentata al fischio finale, dalla “strusciata” sul terreno di gioco, è il segnale che con Napoli, con il Napoli, con il manto erboso del Maradona c’è ormai un feeling ed un innamoramento che sarà un segno “indelebile” sulla sua pelle. Occorre non cullarsi su questo successo, ma recuperare le forze, rimanere concentrati e riprendere il cammino in campionato: per l’Europa se ne riparlerà lunedì con il sorteggio, ed a febbraio con il doppio confronto con una compagine giunta terza nei gironi della Champion’s.

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