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Mancino: subito  un congresso Pd

Campania
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di GIANNI FESTA
Nel bel mezzo della discussione, che con Nicola Mancino non può non volare alta, mentre l’intervista si avvia verso la conclusione, trilla il mio telefono. Dalla redazione mi avvertono che da pochi minuti il Tribunale di Avellino ha emesso una sentenza con la quale si azzerano i vertici del Pd irpino. Colgo allora sul volto di Nicola Mancino, uomo delle Istituzioni, ma soprattutto politico navigato, un senso di sorpresa, quasi di delusione.
Presidente che cosa sta accadendo nel Pd irpino?
Non nascondo il mio rammarico, pur non essendo tesserato del Pd. Sono saltate, a mio avviso, tutte le regole. C’è una confusione nelle alleanze che è assolutamente estranea alla politica, almeno  come io l’ho sempre vissuta.
In che senso?
Chi fino a poco tempo fa si contrapponeva ad un gruppo o a dei personaggi  ora ne diventa alleato. Tutto dimenticato: insulti, offese e quanto altro serviva a demonizzare l’avversario. La coerenza, devo constatare, non é più una virtù. Almeno dalle nostre parti.
Barbarie?
No, rifiuto dell’esistente e forse anche opportunismo esasperato.
 Ambiguità, se mi consente. Per esempio il congresso del Pd che è stata un farsa.
A mio avviso si doveva fare un congresso con tutte le garanzie necessarie, ma la segreteria nazionale non è mai riuscita a venire a capo di un tesseramento inflazionato. Risultato: chi deteneva il 29% degli iscritti ha gestito anche il restante 70%.
 circa.
Con quali conseguenze?
Alcune sono più che evidenti. Per due volte consecutive, infatti,  il ballottaggio per la elezione del sindaco in città ha segnato la sconfitta del Pd.
Soprattutto anche dei vertici nazionali. O no?
Non posso nascondere che per ben tre volte, con tre segretari nazionali diversi, Renzi, Martina e ora Zingaretti, è stato legittimato il ruolo del segretario provinciale. Di questo non si può non prenderne atto.
Non è stato, però,  dello stesso avviso il solo deputato Pd eletto nel collegio Umberto del Basso De Caro, che fece ricorso contro l’elezione di Di Guglielmo. Cosa che fece anche Michelangelo Ciarcia. Tutti contro e poi...
Sono stato amico di De Caro. A me lui ha sempre detto che Martina, suo segretario nazionale, avrebbe risolto il “caso Avellino”. Dico di più. De Caro allora manifestò le sue perplessità nel sostegno a Gianluca Festa, affermando che l’alleanza per la elezione del sindaco di Avellino avrebbe dovuto fare riferimento a chi gestiva il simbolo del partito.
Poi, invece, che cosa è accaduto?
Per quel che mi hanno riferito ho appreso che ci fosse la disponibilità della segreteria provinciale per un consenso condiviso, Che però fu la determinazione di Gianluca Festa a voler essere comunque  il candidato sindaco a far precipitare le cose. E De Caro in quella occasione cedette alle pressioni di Festa. 
E ora?
Ritengo che ci sarà la nomina di un commissario per la gestione ordinaria del partito fino al congresso. Auspico che non sia di parte e agisca con la necessaria serenità anche per ricucire gli strappi laddove esistono.
Presidente a proposito di ambiguità nelle alleanze viene molto criticata la posizione di De Mita i cui seguaci avrebbero dato sostegno per la elezione del sindaco Festa.
Mi consenta di non entrare nel merito. Posso solo dire che entrambe le parti, Festa e De Mita, si erano apostrofate con giudizi irriguardosi e severi.
Si riferisce anche al giudizio espresso da Festa, ma non solo, della necessità di “liberarsi di una classe dirigente” un tempo impegnata in città e in provincia?
Sia chiaro a tutti: io ho smesso di fare politica attiva fin dal 2006, quando fui eletto alla vicepresidenza del Consiglio superiore della magistratura. Da allora non ho più fatto politica attiva o di tessere di partito. Avevo liberato da me stesso i miei elettori,
E perchè secondo lei si avverte la necessità di demonizzare la passata classe dirigente? 
Non so darle una risposta. Parlo di me. Mi sono dimesso da consigliere comunale quando sono stato nominato ministro dell’Interno. Precedentemente sono stato consigliere comunale per ben 17 anni.
Altri tempi, presidente.
Li voglio ricordare. Con me si ebbero in Consiglio comunale tre maggioranze assolute, frutto di un grande amore per la città.
Poi, però, dopo l’esperienza ministeriale tornò in Consiglio comunale.
Fu una scelta di responsabilità.
Si doveva approvare il piano regolatore redatto dall’architetto Cagnardi. Pregai allora la dottoressa Ambrosone di relazionare nell’aula, nella sua qualità di capogruppo, sulla nuova impostazione urbanistica per Avellino. Fatto questo ho poi abbandonato tutto.
 A proposito di demonizzazione anche qualche aspirante consigliere regionale (ndr Umberto Petitto) ha affermato che “bisogna liberarsi di Mancino”.
Preferisco non commentare.
Neanche il ruolo svolto dal consigliere regionale Maurizio Petracca che qualcuno ha definito essere un nuovo leader?
Nel tempo passato era un mio sostenitore. Poi quando nel 2006 mi sono dimesso dal Parlamento per andare al Csm, Petracca ebbe la bontà di dirmi  che aveva maturato la scelta politica  con Ciriaco de Mita. Non ne conosco il motivo. Poi si è dissociato dalla fedeltà a De Mita e in campagna elettorale ha assunto la decisione di sostenere la candidatura di Cipriano.
A proposito di Luca Cipriano come ha accolto la sua bocciatura, sia solo per pochi voti?
Di Cipriano posso dire che era il mio candidato nelle precedenti elezioni. Poi Enzo De Luca mi informò che Paolo Foti avrebbe raccolto maggiori consensi. Oggi penso che se allora avessimo scelto Cipriano avremmo stravinto.
Se dovesse dare un suggerimento a chi si accinge a governare il partito e la città quale potrebbe essere?
Aprire un leale confronto in Consiglio comunale. Elevare la qualità del dibattito, giungere a valutazione nell’esclusivo interesse della città. Lo dico anche all’ultimo arrivato, anche se dispone di un forte consenso elettorale. Bisogna smetterla di fare provocazioni, cosa che certamente non rasserena il clima politico. Sono, invece, utili proposte condivisibili.
E nel Pd? 
Si può, anzi si deve, aprire il confronto. Però prima si deve celebrare il congresso. Ciascuno deve essere titolare della propria tessera che richiede e ritira personalmente. Basta con le tessere on line fatte nottetempo e pagate da chi al Pd non è neppure iscritto. Penso che anche Cipriano e Del Basso De Caro possono ragionare per rafforzare  il Pd che oggi è debole ad Avellino, come pure a Roma.
Ora c’è il sindaco Gianluca Festa.
In Consiglio comunale occorre una dialettica costruttiva. Gli dico di abbassare i toni, di agire senza spavalderia. Deve dimostrare di saper governare.
Mancino e la città: demone, santo o che cosa?
Quando facevo attività politica per l’Irpinia e per Avellino a volte sacrificavo il mio impegno a Roma per la mia città. Le amministrazioni comunali di Avellino del passato non sono state tutte fallimentari. Ricordo, ancora oggi con grande commozione, la notevole solidarietà degli avellinesi nei miei confronti. E a loro sono molto grato.
E quella storia sussurrata delle clientele?
Ho avuto sempre il coraggio di non cedere mai alla politica dei favori. Sono stato presidente dell’Ospedale di Avellino e, in quella occasione, ho mandato a casa, con un provvedimento approvato all’unanimità, alcuni medici che non facevano il proprio dovere.
E i rapporti con Ciriaco De Mita?
Se lo incontro lo saluto. Eravamo d’accordo su Pizza sindaco. Per lui andava bene. Per me benissimo.

 

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