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La Salernitana, tornata in serie A dopo 22 anni, deve essere ceduta per il conflitto d’interessi del proprietario Claudio Lotito, patron della Lazio, e dell’altro azionista, il cognato Marco Mezzaroma. L’operazione va conclusa entro tempi stretti: secondo un’interpretazione delle norme federali, non oltre il 27 giugno. Pena la mancata iscrizione in massima serie. Ecco perché, nella ridda di voci, spunta un’idea: l’azionariato diffuso. A lanciarla è l’imprenditore Luigi Snichelotto (in foto), dal quale arriva un appello alle imprese del territorio, per creare una cordata virtuosa: «Tutti insieme per l’acquisto del Club granata e per disegnare il futuro della Salernitana». «È una grande gioia rivedere la “US Salernitana 1919” tornare in serie A dopo più di 23 anni – sostiene Snichelotto, amministratore della società licenziataria per i ristoranti McDonald’s di Salerno e Potenza e presidente della associazione “AssoMiMe” (Mezzogiorno Italia Mediterraneo Europa)-. Un’emozione, un orgoglio per tutti noi: cittadini, tifosi, sportivi, istituzioni, imprese. Una gioia fortissima che, per un attimo, ha trasportato la mente lontana dalle difficoltà che hanno attraversato tutti noi negli ultimi 15 mesi, fatti di restrizioni, chiusure e sacrifici indescrivibili. È un legame inscindibile con la città di Salerno. Sono arrivato a Salerno molto giovane ed ho imparato ad amarla, a riconoscermi e ad identificarmi in una città che mi ha accolto, strettamente intrecciata con la storia familiare di mia moglie. La Salernitana in Serie A è un bene per tutti e di tutti, dei tifosi e dell’intero territorio. Un Club calcistico in Serie A porta con sé significati e connotazioni differenti: può voler dire “attrarre – ospitare – ristorare – trasferire”. Attrarre, un territorio sempre più alla ribalta nazionale ed internazionale, quindi flussi di visitatori che troveranno un territorio ricco di bellezze paesaggistiche ed archeologiche; ospitare, pernottamenti nei tanti alberghi, B&B etc., calciatori di fama mondiale e tanti nuovi visitatori ed estimatori dall’Italia e dall’estero; ristorare attraverso il comparto del “fuori casa”, così ben strutturato ed organizzato, offrendo le più variegate forme di ristorazione presente sul territorio; trasferire quindi attivare una rete di trasporti da e per i nostri territori, dagli aeroporti regionali presenti, a tutte le altre tipologie di viaggio».

Per l’imprenditore c’è «una potenziale ricaduta economica resa disponibile per tutti i comparti del turismo, commercio, impresa etc. L’intero territorio salernitano e regionale vedrebbe, così, una nuova possibilità di ripresa e sviluppo». Quindi, la proposta «spero non troppo utopica, non conoscendo i termini economici e valutativi della cessione, che ritengo molto onerosi ed alla portata di soli pochi facoltosi. Penso che si potrebbe considerare la possibilità di una partecipazione collettiva dal territorio, per creare tutti insieme un gruppo di persone che possano mettere le proprie disponibilità per raggiungere una cifra che possa consentire l’avviamento e il consolidamento di questa operazione, aiutati da ottime banche locali e presenti in tutto il territorio e, non ultime, le istituzioni che governano il territorio». Insomma: «Una sorta di azionariato diffuso, con regole, meccanismi ed aspetti organizzativi e gestionali da definire». Il progetto, ancora in embrione, è rivolto «a tutti gli altri imprenditori salernitani e campani a creare una cordata tesa all’acquisizione del Club: tutti insieme, per rilevare la società. Creare una rete di imprenditori, senza scopi speculativi, ma spinti solo dal senso di responsabilità. Un network fondato sul concetto di solidarietà, di vicinanza alla città, per restituire ai territori parte del sostegno che ciascuno di noi riceve da essi». Snichelotto chiede «agli imprenditori di crederci per dar vita a una cordata virtuosa che possa disegnare il futuro dell’US Salernitana 1919. Insieme possiamo farcela».

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