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Poco più di 326 milioni di euro di fondi Pon per adeguare spazi e aule delle scuole italiane in vista del rientro a settembre, 5.654 enti locali beneficiari: il 42% delle risorse finisce al Nord, mentre al Sud e Isole va il 39% e il 19% al Centro.

E’ iniziata la corsa contro il tempo per farsi trovare pronti fra circa un mese e consentire alle scuole italiane di riaprire in sicurezza, ma i dirigenti scolastici del Sud sono preoccupati per il poco tempo a disposizione, per gli spazi che non si trovano e per il numero di docenti ancora troppo esiguo, soprattutto se paragonato con gli organici che possono vantare le scuole settentrionali.

LA GRADUATORIA

Gli enti locali hanno ottenuto i finanziamenti per rendere più sicuro il ritorno tra i banchi, destinatari, tutti gli edifici pubblici adibiti a uso didattico censiti nell’anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica delle Regioni.

Il bando ha messo a disposizione poco meno di 330 milioni di euro da fondi strutturali europei, l’avviso rientra nell’ambito del Programma operativo nazionale (Pon). Sul sito del ministero dell’Istruzione è stata pubblicata la graduatoria: alla Calabria sono destinati 9,9 milioni di euro, alla Basilicata 3,46, all’Abruzzo 8,3, alla Campania oltre 31, alla Puglia 24,8, al Molise 1,9, alla Lombardia 40, all’Emilia Romagna 23,8, alla Toscana 21,4, al Veneto poco più di 20, al Piemonte 22. La Lombardia ha partecipato con un alto numero di candidature, 1.033, seguita dal Piemonte con 712, Campania, 467, e Veneto, 489.

LE OPERAZIONI

Comuni, Province, Città Metropolitane possono iniziare i lavori da subito con l’adeguamento e l’’adattamento funzionale e la fornitura di arredi e attrezzature scolastiche idonei a favorire il necessario distanziamento tra gli studenti. In Puglia il Comune di Bari ha già aggiudicato la gara del valore di un milione di euro per la fornitura di arredi, suppellettili e attrezzature sostenibili per le scuole statali cittadine: sono stati acquistati 5.400 nuovi banchi e sedie, 1.300 armadi e qualche centinaia di attaccapanni.

Oltre all’acquisto di arredi e suppellettili il Comune sta elaborando internamente  la progettazione per gli interventi strutturali da realizzare per adeguare gli edifici scolastici alle nuove misure. Si tratta di lavori dell’importo di circa 700mila euro che riguarderanno demolizioni e realizzazione di nuovi muri, sistemazione degli infissi per assicurare una areazione continua degli ambienti, realizzazione di nuove aule e nuove rampe per gli accessi alle scuole.

La Città metropolitana barese, invece, ha già realizzato 140 aule per le scuole superiori in modo da evitare sovraffollamenti. Grazie a lavori di impermeabilizzazione e risanamento e recupero di ambienti inutilizzati, ridistribuzione di spazi, interventi su ambienti già presenti in edifici scolastici con la modifica della loro destinazione d’uso, la Città metropolitana è riuscita a ricavare 140 aule.

Anche in Basilicata, per l’avvio del nuovo anno scolastico, fissato al 14 settembre, è in corso un monitoraggio dell’ufficio scolastico regionale, d’intesa con la Regione, le Province e i Comuni sulla situazione delle aule e sulla disponibilità dei banchi per garantire le attività in presenza. Ma non mancano problemi e preoccupazioni: «Ad oggi – dice l’assessore alle Attività produttive con delega all’Istruzione, Francesco Cupparo – raccogliamo numerose segnalazioni di dirigenti scolastici che a poco più di un mese dall’inizio del nuovo anno scolastico non sanno ancora come poter tenere le lezioni in aula».

LE POLEMICHE

«Sono al lavoro senza sosta su organici e immissioni in ruolo, il tema della mancanza di aule non è nuovo né ci deve scandalizzare il fatto che si studino soluzioni alternative, come i bed and breakfast», ha detto la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, in un’intervista pubblicata da “La Stampa”.

La soluzione, dei B&B è stata criticata: «Mi sembra una ipotesi fantasiosa – dice l’assessore all’Istruzione della Regione Puglia, Sebastiano Leo – anche perché serve l’agibilità per poter svolgere le lezioni in un albergo o B&B, chi si assume la responsabilità?».

CARENZA DI DOCENTI

Resta irrisolto il problema della carenza di docenti e personale, con forti discrepanze tra Nord e Sud. Che ci siano meno docenti e meno risorse al Mezzogiorno è un dato di fatto: nelle scuole del Nord ogni professore, mediamente, insegna a 10 studenti; al Sud, invece per ogni docente ci sono 13,5 alunni. Nel Mezzogiorno le scuole pubbliche – di ogni grado e livello – sono 2.528, il personale docente è pari a 231.051: in sostanza, in ogni istituto scolastico, in media, sono impiegati 91 insegnanti. Al Nord, invece, le scuole sono 3.266 e i professori 356.100: in ogni istituto lavorano circa 109 docenti.

Non solo: le classi sono più sovraffollate in Puglia, Campania e Calabria rispetto a Piemonte, Lombardia o Liguria. Infatti, mentre al Nord per 3.646.003 alunni iscritti ci sono 200.828 classi (poco più di 18 studenti per classe), al Sud per i 3.121.930 ragazzi ci sono 112.214 classi (il rapporto è di 27,8 alunni per classe). Quindi, nel Mezzogiorno ogni docente deve seguire in contemporanea circa 10 studenti in più rispetto a una classe media del Nord.

SCARSO PERSONALE

Persino sul personale Ata non docente ci sono forti differenze: nelle scuole del Nord sono impiegate 87.746 persone, al Sud 54.832. Ciò significa che al Sud per ogni dipendente ci sono 57 studenti, al Nord il rapporto è di uno per 41 alunni. Pure sui docenti con contratti a tempo indeterminato andrebbe aperta una riflessione: rispetto al totale nazionale, il 39,4% dei docenti con cattedra “fissa” lavora nelle scuole del Nord, mentre al Sud la fetta è solo del 28,6%.

In soldoni, nel Mezzogiorno ci sono più precari. Gli istituti scolastici del Sud sono sempre più in difficoltà e il nuovo anno scolastico, con l’emergenza Covid, non rende la situazione meno complessa. Anzi.

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