Un fotogramma del video che ha ripreso il duplice omicidio

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LAMEZIA TERME – Venti anni di carcere nei confronti di Domenico e Giovanni Mezzatesta, padre e figlio, di 63 e 33 anni.

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Questa la sentenza della Corte d’Appello (che ha escluso l’aggravante della premeditazione) contro gli autori del duplice omicidio dei due giovani lametini Giovanni Vescio e Francesco Iannazzo. Si è trattato del secondo processo in appello per i due imputati. L’8 giugno 2016, infatti, vennero annullati dalla Cassazione (LEGGI LA NOTIZIA) (con rinvio in Corte d’Appello) due ergastoli per il duplice omicidio di Decollatura inflitti in primo grado con il rito abbreviato dal gup di Lamezia (febbraio 2014) e in appello (marzo 2015) nei confronti di Domenico e Giovanni Mezzatesta (LEGGI DELLE DECISIONI IN PRIMO E SECONDO GRADO).

Domenico Mezzatesta, in carcere con il figlio Giovanni, è il fratello di Gregorio, il dipendente delle ferrovie della Calabria ucciso il 24 giugno scorso (LEGGI LA NOTIZIA) a Catanzaro (il presunto killer Marco Gallo è stato arrestato a luglio scorso (LEGGI LA NOTIZIA)).

La procura generale aveva chiesto la conferma dell’ergastolo per i due imputati. La Cassazione – sezione prima – a giugno 2016, aveva escluso l’aggravante della premeditazione rinviando il processo per un altro giudizio in appello accogliendo il ricorso dei legali dei Mezzatesta fra i quali l’avvocato Francesco Pagliuso (ucciso ad agosto 2016). Le fasi del duplice delitto ai danni di Francesco Iannazzo, 29 anni e Giovanni Vescio, 36 anni erano state riprese dalle telecamere collocate all’interno ed all’esterno del bar del Reventino di Decollatura che ripresero Domenico Mezzatesta (ex vigile urbano di Decollatura) mentre, nel corso di una discussione animata con le vittime, ad un certo punto estraeva una pistola esplodendo numerosi colpi all’indirizzo delle vittime che non ebbero scampo.

Giovanni Mezzatesta, impugnando anch’egli un’arma, era intervenuto a sostegno dell’azione del padre che si rese irreperibile costituendosi allo studio dell’avvocato Francesco Pagliuso dopo quasi due anni di latitanza, mentre il figlio fu arrestato poche ore dopo il duplice omicidio. La furia omicida sarebbe scattata al culmine di una discussione in cui padre e figlio accusarono Vescio e Iannazzo per alcuni atti intimidatori nei confronti dei Mezzatesta. È stata dunque accolta la tesi del Collegio difensivo, rappresentato dagli Avvocati Francesco Lojacono, Nicola Cantafora ed Antonio Gigliotti, che hanno sostenuto l’insussistenza dell’aggravante della premeditazione,

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