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Una “speranza” chiamata scuola
Tra i banchi vecchie e nuove criticità

Basilicata

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LA fatidica campanella è suonata. Per gli oltre 83.500 studenti lucani si sono aperte le porte della scuola. Da Melfi a Lagonegro, da Matera a Potenza e fino agli istituti ubicati nei piccoli paesi, ragazzi e bambini (più o meno controvoglia) hanno varcato quelle odiate o amate porte.   Un anno, quello appena iniziato, ricco di incognite per i soliti problemi (vedi sovraffolmento delle classi, graduatorie del corpo docente, precariato, sicurezza negli istituti,  caro dei libri) ma anche segnato dalla “speranza” (richiamata di Pittella) di poter intravedere proprio nella scuola, un punto focale su cui investire tempo e risorse. Quello che è certo è che sarà un autunno caldo sul fronte della scuola. Se n’è accorto il premier Renzi che ieri a Palermo è stato accolto da qualche mugugno. In Basilicata il governatore Marcello Pittella non è andato a inaugurare un plesso scolastico (come hanno fatto altri suoi colleghi di partito come Lacorazza e De Filippo) ma ha accompagnato i propri figli nei rispettivi istituti «e nelle tante facce assonnate ma serene di quel bel mondo in miniatura ho rivisto me. Ho compreso - ha postato su Facebook il governatore - come non mai quanto la sfida educativa che si apprestano a vivere rappresenta la nostra speranza». Una speranza  che forse “cozza” con il mondo che gira attorno alla scuola fatto di problemi e scarsità di risorse. Ma il presidente, evidentemente ci crede: «Questa terra, popolata da uomini e donne di buona volontà - ha aggiunto - ha sempre fatto del lavoro e del sacrificio il suo punto di forza. Per questo motivo in un momento così difficile accettare la sfida educativa significa porre le basi dell’Italia che sarà».  Il pensiero del governatore va agli: «insegnanti,  studenti, famiglie, istituzioni locali, comitati di cittadini e associazioni» che «stanno partecipando attivamente in questi ultimi mesi al progetto di riforma della scuola lanciato da Renzi. Tutti insieme verso un cammino di crescita che ci porterà alla valorizzazione delle individualità e a motivazioni più forti. Formazione, aggiornamento, nuovi programmi, informatica, inglese: sono questi i capisaldi di una nuova scuola che dovremo costruire insieme, credendoci e lavorando fin dai primi anni di studio».  «Il Consiglio d’Europa - conclude Pittella - sta dedicando una attenzione prioritaria alla scuola. L’Italia in quella sede ha saputo presentare un sistema di formazione dinamico in grado di recepire le sfide che lo attendono. Per questi motivi - ha concluso - dobbiamo tornare con forza a credere nella scuola, impegnandoci ad ogni livello per conseguire risultati sempre più alti». Insomma le buone intenzioni ci sono tutte.  Un po’ come quegli studenti che all’inizio dell’anno scolastico fanno propositi di studio e quindi di promozione. Poi alle prime difficoltà ci si scoraggia e,  in men che non si dica, ci si ritrova sul groppone un anno “perso”.  L’autunno che verrà si apre con i venti della contestazione, soprattutto contro la riforma voluta da Renzi e “sposata” da Pittella. La sua approvazione sarà un banco di prova importante per il Governo e certamente si capirà se alle buone intenzioni, sono seguiti i fatti.  Vale per lo studente che ieri ha varcato le porte del proprio istituto.  E vale anche per il politico che deve dare risposte per creare davvero una scuola al passo con i tempi.   

g.rosa@luedi.it

 

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