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Per l’Eni non c’è nessun legame
tra le attività svolte a Cavone e il sisma del 2012

Basilicata

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«NON VI E’ alcuna ragione fisica per sospettare che le attività svolte sul sito di Cavone abbiano indotto o innescato i terremoti dell’Emilia 2012». L’Eni non ha dubbi precisando che «il lavoro della commissione Ichese é stato superato da uno studio successivo realizzato da un team di docenti statunitensi e validato dall'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia». Dunque, secondo il colosso petrolifero non vi sarebbero collegamenti  tra perforazioni e sisma così come sostenuto nell’ambito della Conferenza di servizi, da alcuni sindaci della Val D’Agri. «Il rapporto - spiega la nota dell’Eni - al quale si è fatto appello nel corso della Conferenza di servizi, risulta superato dal lavoro del cosiddetto “Laboratorio Cavone”. L’iniziativa  è successiva all’uscita del report Ichese ed è stata condotta dal Ministero dello Sviluppo Economico, dalla Regione Emilia-Romagna e dalla Società Padana Energia con il patrocinio di Assomineraria. All’interno di tale iniziativa, conclusasi lo scorso luglio, un team di professori statunitensi ha sviluppato quanto richiesto espressamente dalle raccomandazioni della relazione Ichese stessa. Le conclusioni dello studio, validate dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, hanno definitivamente dimostrato che le attività di coltivazione degli idrocarburi svolte a Cavone dal 1980 non hanno giocato alcun ruolo nella sequenza sismica del 2012. Per giungere a questa conclusione sono stati analizzati tutti i dati raccolti sul campo con il “Laboratorio Cavone” integrandoli con i dati storici dei concessionari e dati di letteratura».

«Tutte le attività sono state supervisionate dai competenti uffici Unmig, emanazione del Ministero dello Sviluppo Economico come organi di Vigilanza e Controllo, e dagli organi tecnici della Regione Emilia Romagna». Lo studio, disponibile sul sito www.labcavone.it «pone l’Italia - riprende la nota di Eni - e le sue istituzioni all’avanguardia nel campo della gestione e controllo della micro sismicità».

La società petrolifera auspica che l’esperienza del Laboratorio Cavone «possa fornire elementi scientifici utili per la formulazione delle valutazioni che porteranno alla chiusura di questa prima fase istruttoria della Conferenza dei Servizi e nella fase di autorizzazione vera e propria che seguirà».

A tal proposito, Eni ricorda che «in Basilicata è attiva dal 2001 nell’area della concessione Val d’Agri una rete ad elevatissima sensibilità (rete di monitoraggio capace cioè di "sentire" eventi anche di bassissima magnitudo ben al disotto della soglia della percezione umana in superficie). Il monitoraggio viene eseguito attraverso l’utilizzo di 15 stazioni che si integrano con la rete sismica nazionale (Ingv). Si tratta di un esempio di eccellenza in Italia in quanto è in grado di registrare 24 ore su 24 anche i più piccoli movimenti del sottosuolo su una superficie di circa 1.600 km quadrati. I dati sono integralmente trasmessi agli organi tecnici regionali e nazionali che svolgono il ruolo di vigilanza e controllo delle attività di coltivazione e gli eventi sono visualizzabili sia sul sito dell’osservatorio ambientale che attraverso l’applicazione per smartphone "Osserva"».

Da quando la rete funziona e cioè dal 2001 «i dati del monitoraggio raccolti non hanno evidenziato situazioni critiche: sono stati registrati circa 1500 eventi, la stragrande maggioranza di questi è al disotto della soglia di percezione umana». Infine «sono stati esaminati con particolare attenzione dalla comunità scientifica anche gli eventi microsismici registrati a sud-ovest ed a nord del lago Pertusillo. Tali fenomeni sono stati messi in correlazione rispettivamente con la variazione del livello idrico del Lago Pertusillo e con l’inizio della re-immissione delle acque di strato nel sottosuolo attraverso il pozzo Costa Molina 2».

Conclude la nota di Eni: «In base alle posizioni riconosciute a livello scientifico (Valoroso et al. 2009; Stabile et al. 2014), si tratta in entrambi i casi di fenomeni di bassa magnitudo che non destano alcuna preoccupazione. Ad esempio, nel 1° semestre 2014 nella zona a Nord di Montemurro si sono registrati 3 eventi con profondità di circa 4 km e con magnitudo massima pari ad 1.0. In aggiunta a ciò, come espressamente richiesto dalla regione Basilicata, Eni ha attivato una collaborazione specifica con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia il quale è incaricato di redigere una relazione annuale sulla sismicità naturale ed indotta dell’area del giacimento Val d’Agri con particolare riferimento ai siti di iniezione Costa Molina 2 e Monte Alpi 9.

Al di là degli aspetti specifici e normativi è importante disporre di un idoneo sistema di monitoraggio e prevenzione».

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