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«La denuncia non diventi un trauma»
Al via la formazione per gli operatori

Basilicata

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POTENZA - Sentirsi tutelati nel momento più delicato: la denuncia. «E’ importante che l’operatore di giustizia in quel momento non solo ascolti ma ricordi tutto ciò che può fare per fare sì che la denuncia non si trasformi in un ulteriore trauma. Perché chi subisce violenza spesso è vittima due volte».

Sono le parole del procuratore della Repubblica di Potenza Luigi Gay alla conferenza stampa di presentazione  del corso di formazione per operatori sociali, sanitari e di giustizia  in materia di violenza alle donne e ai minori. Con lui c’erano anche due dei suoi sostituti: Annagloria Piccininni e Maria Alessandra Pinto.

In tutto si tratta di 3 incontri, oggi nell’aula Grippo del Tribunale di Potenza, l’8 e il 28 ottobre al dipartimento Scienze Umane all’Università di Basilicata, per parlare con esperti di settore tra psicoterapeuti, assistenti sociali,  giudici, avvocati, docenti universitari, medici e forze dell’ordine di maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale, minori e violenza.

L’obiettivo è quello di mettere insieme idee, riflessioni e conoscenze per una formazione specialistica che abbia come risultato finale la redazione di un protocollo condiviso, inteso come buone prassi da applicare nei casi di violenza su donne e minori in modo da rendere omogenei gli interventi di tutela dei soggetti deboli vittime di violenza e condotte persecutorie.

Si tratta di «prevenire e non solo reprimere, affinchè anche l’insegnante –  ha detto il procuratore – colga quei segnali nascosti in un tema, in un comportamento e si cerchi in questo modo di evitare la tragedia. Ovviamente – ha continuato – non pretendiamo di risolvere il problema, ma di fornire quegli strumenti e quelle tecniche di intervento che possono essere importanti fin dalle prime battute».

A volte è solo questione di applicare leggi che già esistono. Come lo stalking, i cui ultimi aggiornamenti prevedono l’allontanamento immediato del persecutore all’atto delle denuncia – per di più anonima al denunciato – anche solo tramite previa autorizzazione del procuratore su avviso telefonico da parte dell’operatore di giustizia.

Da un lato l’aggiornamento, dunque, dall’altro un’operazione di rottura culturale rispetto al passato, alla logica de “i panni sporchi si lavano in famiglia”. Esistono già esperienze del genere in  altre realtà come quella di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, a cui il procuratore ha partecipato e dove a conclusione dei 7 incontri di formazione è stato scritto un protocollo condiviso anche dalle istituzioni, Provincia, Comuni e Regione.

«Ci auguriamo – ha ripreso Luigi Gay – che anche a Potenza si raggiungano questi risultati». Anche perchè il fenomeno – che solo per gli omicidi vede in Italia nell’ultimo anno 170 casi -  esiste e lo dicono i numeri. Nella Provincia di Potenza nel 2013 si sono registrate 136 denunce per maltrattamenti in famiglia e a scuola, con una crescita specialmente in quest’ultimo ambiente.

Sono 94, invece, le denunce per stalking, sia da parte degli uomini che delle donne sebbene i primi casi siano sempre inferiori. Nel 2014, a oggi, queste stesse denunce sono pari a 50. Sulle violenze sessuali, non c’è ancora un dato certo ma il sostituto procuratore Anna Gloria Piccininni sostiene i casi denunciati siano molto inferiori rispetto a una quindicina di anni fa. Il corso, gratuito, vede la partecipazione di 213 iscritti. Questi costituiscono solo una parte degli operatori che poi effettivamente si troveranno faccia a faccia con le vittime di violenza. Da qui l’esigenza del protocollo, in modo che chiunque possa conoscerlo e rispettarlo.

 

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