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Era già morta e continuavano ad operarla
Arrestati il primario di Cardiochirurgia e i medici Galatti e Cavone

Basilicata

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POTENZA - Sarebbe bastato «l’uso di un semplice dito» per evitare l’emorragia che ha provocato la morte della paziente. Poi si è aggiunto almeno un altro errore nel tentativo di ripararla. E quando la situazione era già compromessa sono andati avanti lo stesso operando per ore, dalle 9 di mattina alle 5 del pomeriggio, su un corpo non-vivo. Per quanto ancora animato dalle macchine e dai medicinali. Solo per sfuggire alle loro responsabilità.
Sono agli arresti domiciliari da ieri mattina con l’accusa di omicidio colposo: il primario del reparto di Cardiochirurgia del San Carlo di Potenza Nicola Marraudino; e i medici Matteo Galatti e Michele Cavone.
Cavone è la voce registrata nelle intercettazioni shock divulgate alla fine di agosto che hanno portato il caso alla ribalta nazionale. Ma a quel punto le indagini degli agenti della mobile del capoluogo, coordinati dal pm Annagloria Piccininni, erano in stato avanzato. E la confessione del chirurgo che ammetteva di aver «ammazzato» la 71enne Elisa Presta è servita soltanto a confermare il quadro già emerso.
Per il gip Amerigo Palma c’è il rischio concreto che i 3 medici indagati commettano altri danni se non messi in conduzione di non nuocere, per motivi diversi. Come «l’incapacità professionale» di Galatti; la «disinvoltura» e la «mancanza di scrupoli» del primario Marraudino, che è accusato anche di falso nella compilazione dei registri operatori; o l’omertà di Cavone.
Di un «clima di omertà, probabilmente strumentale per altri scopi», il gip parla in riferimento all’intero l’ambiente ospedaliero. Se si considera «che quanto è oggetto della presente indagine - spiega sempre il gip - non sarebbe mai venuto alla luce se non fosse stato inviato in Procura un esposto anonimo, e che solo nell’agosto 2014 sono state fatte pervenire a un quotidiano online alcune registrazioni particolarmente significative».
Il magistrato individua anche l’autore di quelle “intercettazioni” in un collega di reparto dei tre arrestati: «il dottor Fausto Saponara». E proprio per questo, perché effettuate da qualcuno che era presente ogni volta, le considera «validamente acquisibili al fascicolo di indagine e pienamente utilizzabili».
Ricostruendo quanto accaduto in sala operatoria il 28 maggio del 2013 il magistrato afferma che «nonostante l’avvenuto decesso della Presta l’intervento veniva continuato e portato a termine con l’inutile e programmata sostituzione della valvola e il successivo trasferimento del paziente già morto in terapia intensiva». In più evidenzia un buco nel registro operatorio, per cui le manovre sarebbero iniziate alle 9 e non alle 8 e 35, come testimoniato da diversi dei presenti.
Quanto alle «ragioni per le quali il primario Marraudino, coadiuvato dal Cavone, ha ritenuto di proseguire oltre con l’intervento programmato, anche in presenza, certamente già alle ore 9.15, di esiti dell’emogas analisi incompatibili con la vita della paziente», andrebbero ricollegate «alla prioritaria ed impellente necessità di alterare quanto realmente accaduto».
Infatti dal momento che aveva inviato Galatti a “preparare il campo” al posto del secondo operatore previsto (Tancredi), avrebbe violato le regole sull’utilizzo dei medici che smontano dal turno di notte. Per questo «sarebbe stato considerato direttamente responsabile dell’accaduto». E non solo da un punto di vista penale, «ma anche in una prospettiva di eventuali richieste risarcitorie». Per di più senza copertura assicurativa.
Di qui è scattato il bisogno di una copertura.
Persino «l’impiego del Galatti e del Tancredi da parte del primario Marraudino già il giorno successivo agli accadimenti», sarebbe stato tutt’altro che casuale. Ma piuttosto: «teso a suggellare l’intesa realizzatasi appena il giorno prima - conclude il gip - in ordine all’opportunità di tacere circostanze per tutti loro assolutamente compromettenti».

l.amato@luedi.it

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