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Matera, il mediterraneo interiore
che disonora la civiltà dell’impazienza

Basilicata

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MATERA dimenticata. Città caduta, infangata. Era il tempo della rottamazione del mondo contadino, il tempo della modernità incivile. Vent'anni fa Matera per l'Unesco diventa patrimonio mondiale dell'umanità.
Matera o l’estetica della povertà: senza pena la bellezza non ha viso. Non ci sono case sparse, tutto è connesso e intrecciato. Città soffiata dall’interno, città scultura in cui volumi di spazio e di terra si alternano e si equilibrano mirabilmente.
Natura e architettura, più natura che architettura, città un tempo più abitata che costruita. Architettura scavata, costruzioni fondate sul levare piuttosto che sull’aggiungere. Intimamente poetiche, dunque. Le case sono fiori di pietra. Case piccole come cellette d’api. Cristalli di tufo. Una trepida ragnatela sassosa dove stavano uomini e animali a combattere col loro fiato contro l’umidità che veniva da sotto. Paesaggio di rughe e pieghe, fumi e fango d’inverno e creta d’estate, creta e polvere, crepacci, letame. Città d’Oriente, bizantina, anatolica. Città ipnotica in cui circola un’atmosfera antica nella quale ancora un po’ si può guarire andando dietro il paesaggio, disonorando la civiltà dell’impazienza.
Matera non guarda indietro, non ha la passione dell’identità. Matera è un città con un idea dentro, l’idea di una nuova comunità, arcaica e digitale.
La cultura di Matera era nei suoi asini, nel dolore e nella fatica, la cultura del sudore, un sudore di tanti popoli, di tanti contadini.
Città profonda, comunitaria e parsimoniosa, città paesaggio, fragile e irripetibile, città dove alloggiare utopia ed eresia, produzione e piacere, lentezza e scrupolo.
Matera è il capoluogo dei paesi, è il capoluogo di Aliano, il paese della Luna e i calanchi.
Per noi l’idea del festival della paesologia era gemella a quella di Matera capitale europea della cultura. Ci sono cose ben fatte a Sud, ci sono motivi per ammirare, c’è qualche forza in più per combattere gli scoraggiatori militanti che in Basilicata sono sempre stati molto animosi.
Abbiamo costituito un’associazione che si chiamerà Comunità provvisorie e abbiamo deciso di darle battesimo nei Sassi il 2 novembre. Vedremo la bellissima mostra su Pasolini, parleremo della prossima edizione del festival di Aliano e della casa della paesologia che abbiamo aperto a Trevico, in Irpinia d’oriente.
Questo è il momento di Matera, è il momento del Mediterraneo interiore. Da retroguardia ad avanguardia, da problema a risorsa.
Andiamo a Matera da tanti luoghi del Sud per dire di un Sud in cui ci fa piacere restare e in cui presto arriveranno nuovi residenti, persone che vogliono uscire dal binario mortifero produzione-consumo. Matera è capitale europea della cultura. La Basilicata sarà il cuore del nuovo umanesimo delle montagne.

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