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Ricettazione e pubblicazione
di un'informativa
La Procura della Repubblica di Salerno indaga
un giornalista

Basilicata

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RICETTAZIONE e pubblicazione di atti coperti dal segreto istruttorio. Queste le accuse nei confronti del giornalista della “Gazzetta di Basilicata”, Fabio Amendolara a cui la Procura della Repubblica di Salerno ha notificato un avviso di garanzia. A dare la notizia Federica Delogu in un articolo pubblicato ieri sul sito “Ossigeno per l’informazione”.
Amendolara, come si legge nela notifica di chiusura delle indagini, “al fine di procurare a sé un profitto” avrebbe ricevuto atti di un procedimento penale, quello sulla misteriosa morte di Elisa Claps. Il cronista è indagato anche per il reato di pubblicazione di materiale di un procedimento penale “di cui sia vietata per legge la pubblicazione” per aver diffuso documenti dello stesso procedimento.
L’accusa di ricettazione è davvero insolita per un giornalista ma secondo il sostituto procuratore della Repubblica di Salerno, Rosa Volpe, obiettivo di Amendolare sarebbe stato quello di trarre un profitto dalla “vendita a testate giornalistiche di articoli di particolare interesse mediatico”.
Il giornalista, tra l’altro, avrebbe pubblicato, in una serie di articoli apparsi a puntate sulla “Gazzetta”, atti riservati “interrogandosi - si legge nel pezzo di Federica Delogu - sulle mancanze della Procura di Salerno nelle indagini sull’omicidio di Elisa Claps, la studentessa scomparsa a Potenza nel settembre del 1993, il cui corpo è stato ritrovato nel 2010 nel sottotetto della chiesa della Trinità.

«Ho pubblicato gli atti solo sul mio giornale – ha spiegato Amendolara a “Ossigeno” – perché ho un contratto in esclusiva con la “Gazzetta”. Comunque, se passa l’idea che vendere ai giornali inchieste basate su atti riservati sia da considerare ricettazione, la professione giornalistica è trattata al pari di un mercimonio. Ne viene minata la natura».
Lo stesso magistrato aveva già, per due volte, disposto la perquisizione dell’abitazione e della postazione in redazione del giornalista.
«Nel 2011 - ha aggiunto il giornalista - oltre all’informativa mi hanno sequestrato l’intero archivio, sia cartaceo che digitale, raccolto in anni di lavoro. Poi il pubblico ministero ha chiesto la convalida solo per l’informativa» .

 L’obiettivo, secondo Amendolara, era scoprire la fonte che gli aveva consegnato il documento, che, però, è rimasta anonima. Per l’omicidio di Elisa Claps, ricordiamo, è stato condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione, a trent’anni di reclusione Danilo Restivo.
Al momento dell’incriminazione, nel 2010, Restivo era già in carcere in Inghilterra per un altro delitto. 

A gennaio del 2011 Amendolara - prosegue la Delogu nel suo articolo - pubblicò brani di un’informativa ricevuta da una fonte anonima: nelle 220 pagine redatte dalla Squadra mobile di Potenza e inviate nel 2008 (due anni prima dell’arresto) alla Procura di Salerno, titolare dell’inchiesta sul caso Claps, Restivo veniva indicato come presunto colpevole.
In un articolo del 1 agosto successivo, invece, il cronista citò brani dell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Restivo, mai notificata perché questi era già in carcere nel Regno Unito. Nel testo il gip del Tribunale di Salerno Attilio Franco Iorio lasciò intendere, scrisse Amendolara, che nonostante gli indizi raccolti dalla polizia giudiziaria a carico di Restivo, la Procura di Salerno era rimasta “inattiva”, lasciando scadere i termini per le indagini preliminari.
Perché il giornalista ha voluto diffondere questi materiali? «Era importante farlo - spiega - perché contenevano indizi, a lungo ignorati dalla Procura, su Restivo. Indizi che gli investigatori consideravano “gravi, concordanti e precisi”».

«Attendo sviluppi – ha concluso Amendolara – perché ogni volta che un giornalista è stato indagato per ricettazione non si è andati oltre l’udienza preliminare. Nel mio caso non c’è stata neanche la vendita degli articoli ai giornali. Come sospettavo, la Procura deve aver intercettato le telefonate che ho ricevuto da diverse testate nei giorni in cui ho iniziato a pubblicare quegli atti, ma erano interviste e nessuno mi ha mai pagato».

 

 

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