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E ora pugno duro, stop a Fenice
Un altro intervento di repressione ambientale

Basilicata

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POTENZA - A distanza di più di un mese, non c’è ancora una precisa spiegazione scientifica su quel fumo di colore rossastro che lo scorso 2 novembre è fuoriusciuto da uno dei due camini dal termodistrutture di Melfi . «Fenice non ha collaborato».
Ed è per questo che ieri la Giunta regionale ha adottato una delibera con cui ha diffidato la società e sospeso le attività del forno rotante denominato E2 che brucia rifiuti speciali.
«Un atto amministrativo assunto sulla base della determina che l’Arpab ci ha consegnato qualche ora fa», ha spiegato il governatore Pittella nella conferenza stampa urgente convocata ad hoc, nella tarda mattinata di ieri, per illustrare, insieme al sindaco di Melfi, Livio Valvano, i motivi del provvedimento.
Una determina in cui l’Agenzia per l’ambiente ha utilizzato parole molto chiare: «Fenice srl, nonostante le richieste formalmente significative, pur dichiarando esplicitamente di attribuire alla presenza anomala di iodio nei rifiuti termodistrutti l’evento occorso, si è limitata a produrre una nota interlocutoria inefficace e, di fatto, continuando a far pervenire la seguente documentazione, cogente per le attività ispettive e di verifica in progress da parte di questa Agenzia».
Insomma, un atteggiamento di chiusura e di scarsa collaborazione da parte della srl che opera a Melfi, già coinvolta nell’inchiesta giudiziaria del 2011 sulla “macchia nera”.

m.labanca@luedi.it

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