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I giudici confermano i legami tra Mafia Capitale
e la 'ndrangheta, indagati restano in carcere

Calabria

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MAFIA Capitale e i rapporti con la 'ndrangheta. Tutto confermato, almeno secondo i giudici del riesame di Roma. Nel provvedimento con il quale hanno confermato il carcere per Massimo Carminati e altri suoi stretti collaboratori (come Riccardo Brugia, Fabrizio Franco Testa e Roberto Lacopo) arrestati per associazione di stampo mafioso, i giudici hanno sotenuto: «Vi è prova che Mafia Capitale ha avuto rapporti d’affari con l’organizzazione mafiosa calabrese e che le due compagini hanno interagito tra loro dimostrando rispetto reciproco. Dalle conversazioni intercettate si evince chiaramente che le due organizzazioni sono sullo stesso piano di importanza e che si spartiscono le sfere di competenze territoriali ed economiche». 

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Per il tribunale del riesame «è di immediata evidenza che se una consolidata associazione di stampo mafioso, come la 'ndrangheta, decide di interagire con un’altra organizzazione per la gestione degli affari illeciti, vuol dire che riconosce a tale organizzazione la medesima dignità criminale che ritiene di possedere». 

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Nel caso specifico, dalle indagini risulta che Carminati sia da anni in affari con il clan Mancuso dei Limbadi attraverso la figura di Giovanni Campennì, imprenditore di riferimento di quella cosca 'ndranghetista. 

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Intanto, restano in carcere Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, gli ultimi due a finire in manette nell’ambito dell’indagine su Mafia Capitale. Lo ha deciso il tribunale del riesame (presieduto da Bruno Azzolini) che ha respinto la richiesta della difesa di revoca o modifica dell’ordinanza cautelare: Rotolo e Ruggiero sono accusati dalla procura di associazione di stampo mafioso perchè sospettati di aver garantito il collegamento tra il clan Mancuso di Limbadi, rappresentato a Roma dall’imprenditore Giovanni Campennì, ed alcune cooperative legate a Salvatore Buzzi, con il benestare di Massimo Carminati.

 

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