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Morte in cardiochirurgia al San Carlo
Obbligo di firma per Nicola Marraudino

Basilicata

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IL PRIMARIO del reparto di cardiochirurgia di Potenza - attualmente sospeso dal servizio - Nicola Marraudino ha ottenuto la revoca degli arresti domiciliari. Il gip di Potenza Amerigo Palma, ha revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari sostituendola con quella dell’obbligo di firma. Marraudino è uno dei medici coinvolti nell’inchiesta della Procura di Potenza sulla morte di una paziente di 71 anni, Elisa Presta, avvenuta il 28 maggio del 2013 durante l’intervento di sostituzione di una valvola aortica.
Niente più interdizione dall’attività medica per un altro dei medici accusati di omicidio colposo, Matteo Galatti. Il provvedimento arriva a poche settimane dalla revoca dell’obbligo di firma per il terzo dei cardiochirurghi indagati, Michele Cavone. I tre saranno giudicati a febbraio con il rito abbreviato. L’inchiesta sulla morte al San Carlo prese piede dopo un esposto anonimo. La richiesta di giudizio abbreviato è stata deciso dal gip prima ancora del deposito delle motivazioni del Tribunale del riesame, che a novembre confermarono l’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei 3 medici.
In primo luogo c’è la perizia ottenuta dall’autopsia disposta dalla Procura sul corpo della 71enne calabrese che il 28 maggio del 2013 era venuta a Potenza per sottoporsi a un intervento di sostituzione di valvole aortiche. Poi segue la “confessione” di Michele Cavone, che in una registrazione diffusa online a fine agosto ammetteva di aver «lasciato ammazzare» la donna dai suoi colleghi. Terzo punto: le deposizioni di infermieri e rianimatori che quel giorno erano in sala operatoria agli agenti della mobile di Potenza.
Marraudino, Cavone e Galatti sono accusati di omicidio colposo perché «nonostante l’avvenuto decesso della Presta», a causa della lesione di una vena durante l’apertura dello sterno e di un maldestro tentativo di ripararla, «l’intervento veniva continuato e portato a termine, con l’inutile e programmata sostituzione della valvola e il successivo trasferimento del paziente già morto in terapia intensiva».
Una messinscena necessaria per «alterare quanto realmente accaduto». Marraudino, però, è accusato anche di falso in atto pubblico. Il pm motiva la questione in relazione alla presenza di Galatti. Il medico quel giorno aveva smontato dal turno di notte, violando di fatto le norme sull’utilizzo dei medici che smontano dal turno di notte. Il primario «sarebbe stato considerato direttamente responsabile dell’accaduto (...) anche in una prospettiva di eventuali richieste risarcitorie».
A dicembre il Consiglio di disciplina dell’ospedale ha licenziato Cavone, e Fausto Saponara, altro cardiochirurugo, non indagato, ma individuato come l’autore della registrazione. Entrambi secondo i vertici dell’azienda avrebbero screditato il San Carlo.
Cavone non aveva mai fatto mistero di essere lui il medico registrato mentre confessava di aver lasciato «ammazzare» la 71enne Elisa Presta, durante un intervento di trapianto di valvole aortiche in cui si era verificata una complicazione imprevista. Lanciando accuse ai colleghi, e in particolare al primario Marraudino.
D’altra parte Saponara ha sempre negato di essere lui l’uomo col registratore, nonostante anche il gip che ha disposto gli arresti per i 3 medici in servizio il 28 maggio del 2013, Amerigo Palma, lo abbia identificato in quanto tale. Stesso gip che ha denunciato anche il «clima di omertà, probabilmente strumentale per altri scopi», all’interno dell’ambiente ospedaliero. Al punto «che quanto è oggetto della presente indagine non sarebbe mai venuto alla luce se non fosse stato inviato in Procura un esposto anonimo, e che solo nell’agosto 2014 sono state fatte pervenire a un quotidiano online alcune registrazioni particolarmente significative».

v. p.

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