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Tutti a difesa della Corte d'appello
"L'ipotesi di soppressione ha già fatto danni"

Basilicata

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POTENZA - «Un danno pesante alla Corte d’appello di Potenza l’ha già procurato la sua ventilata soppressione. Nel recente bando per il personale amministrativo, infatti, non vi è stata alcuna domanda di trasferimento presso la Corte. Eppure vi erano alcuni del personale amministrativo di altri uffici che avevano tale intenzione, ma non hanno fatto neppure la relativa domanda per il timore di dover un domani essere di ufficio trasferiti nella lontana sede di Salerno».

Lo ha affermato il presidente vicario della Corte d’Appello di Potenza, Vincenzo Autera, ieri mattina prendendo la parola durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Autera ha illustrato i dati sulla durata del processo, che «sono rimasti sostanzialmente invariati» rispetto allo scorso anno, nonostante gli accorpamenti di Matera e Sala Consilina: secondo l’ufficio statistiche della Cassazione, sono necessari 3.598 giorni per i tre gradi del processo civile a Potenza (3.449 la media nazionale), mentre «continua a essere ottimale la durata media dei procedimenti negli uffici della Procura ordinaria», con 267 giorni per i procedimenti penali. 

I dati sui tribunali, invece, «confermano una persistenza di obiettiva difficoltà a fronteggiare il flusso sopraggiunto, per cui il tempo di definizione dei processi non registra rilevanti miglioramenti» con circa mille giorni per dibattimenti penali, e 351 giorni per l’appello. 

Dopo Autera sull’ipotesi di soppressione del distretto giudiziario lucano è intervenuto anche il governatore lucano, Marcello Pittella. «Bisogna evidenziare l’inutilità della riforma delle macroregioni». Ha spiegato Pittella. Perché «risparmi e razionalizzazioni si posso o attuare senza annessioni o abolizioni di presidio». Il governatore ha quindi annunciato di «voler consegnare questo messaggio al ministro Orlando a margine delle votazioni per l’elezione del Presidente della Repubblica», a cui parteciperà lui stesso come «grande elettore». 

Nel corso della cerimonia sono intervenuti i rappresentanti del Ministero della Giustizia, degli Ordini degli avvocati, e gli amministratori pubblici, tra i quali il sindaco di Potenza, Dario De Luca, spiegando che «tutto deve fare lo Stato, tranne togliere i presidi di legalità» chiedendo poi di «non sopprimere la Corte d’Appello».
Un’ipotesi, quella della soppressione, che il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Mimmo Sammartino, ha definito «condizione e simbolo di una politica di dissoluzione delle comunità», facendo poi riferimento alle stragi in Francia: «Je Suis Charlie è un valore di libertà di espressione, ma ci sono delle contraddizioni, vedendo a Parigi i potenti del mondo, tra cui i leader di Paesi in cui non cui tale libertà non esiste». 

In mattinata, infine, il segretario dei Radicali lucani, Maurizio Bolognetti, ha rivolto un appello al prossimo Presidente della Repubblica «affinché riprenda le iniziative su amnistia e indulto, seguendo così il solco tracciato dal suo predecessore».

 

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