Salta al contenuto principale

I mille euro per l’indotto Eni? Rosa: erano soldi per altro
Insorge il sindacato: «Sei tu il privilegiato, dimettiti»

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 22 secondi

CONTINUA a tenere banco la polemica dei mille euro all’anno riconosciuti ai lavoratori dell’indotto Eni di Viggiano. La levata di scudi e’ partita da Fratelli d’Italia, a cui ora si aggiunge anche il Movimento 5 Stelle che chiede, come ha già fatto Gianni Rosa, il ritiro di un provvedimento «ingiusto», «discriminatorio» e che soprattutto premia «le società che massacrano con inquinamento e veleni la nostra piccola ma bella regione».
Si tratta della determina dirigenziale della Regione che attua il progetto “Miglioramento della competitività del sistema produttivo nonché di quello occupazionale lucano”, e che prevede un adeguamento di salari dei lavoratori indiretti del polo estrattivo della Val d’Agri a quello dei colleghi alle dirette dipendenze di Eni.
Un contributo lordo annuo (per tre anni) da destinare a 1.077 unità delle 76 aziende che hanno attivato una convenzione con l’Osservatorio paritetico territoriale istituito dal contratto di sito, nel 2013.
Per un totale di 1.118.600 all’anno: risorse di Eni destinate alla Regione sulla base del protocollo d'intenti sottoscritto nel ‘98 , e impegnate su questo capitolo con il documento formale sottoscritto dalle parti (tra cui anche sindacati e associazioni datoriali) ad agosto 2014. «Uno scandalo» per il consigliere Gianni Rosa, a cui ora però Cgil, Cisl e Uil replicano con un documento unitario: «Dall’alto dei suoi 12.000 euro mensili a spese della collettività lucana, Rosa chiede la revoca della determina perché lo ritiene un “privilegio”. I lavoratori interessati potrebbero chiedere a lui se i 12 mila euro gli bastano per combattere contro i lavoratori o se è necessario una sottoscrizione da destinare a lui».
La denuncia dell’esponente di Fratelli d’Italia - sostengono i sindacati - sembra suggerita da chissà quale centrale di potere e di quali interessi. Ma evidentemente, fanno notare, il consigliere dimentica di considerare che l’accordo sindacale per i trattamenti salariali dei lavoratori dell’indotto è stato sottoscritto il 6 agosto tra le associazioni datoriali, Cgil, Cisl e Uil e approvato all’unanimità dai lavoratori in una assemblea pubblica tenuta davanti al Centro Oli di Viggiano. Dunque, gli attacchi di Rosa arrivano quantomeno in ritardo.
Inoltre, Cgil, Cisl e Uil chiariscono che a beneficiare della misura sono i lavoratori che ogni giorno si recano al lavoro a Viggiano, senza poter usufruire di una linea di trasporto pubblico o di una mensa. Il contributo aggiuntivo viene riconosciuto come buoni pasto, disagiata sede, reperibilità sul riposo. Voci che saranno inserite direttamente nei capitolati di appalto dell’Eni alle scadenze in essere e per la fase transitoria sarà erogato ai lavoratori 1.000 euro lordi all’anno pari a 83,33 euro lordi al mese. Cgil, Cils e Uil, chiudono il comunicato unitario con una provocazione: «I lavoratori, unitamente alle organizzazioni sindacali, ringrazieranno ulteriormente il consigliere Rosa qualora voglia prendere in esame le sue dimissioni da consigliere regionale, per manifesta incompatibilità a svolgere il suo mandato da 12.000 euro al mese». Ma adesso alla voce di Fratelli d’Italia, si aggiunge anche quella del consigliere del Movimento Cinque Stelle, Gianni Leggieri, che annuncia una mozione protocollata con cui si chiederà il ritiro della determina dirigenziale. «In base a quanto si evince dalla determina - spiega il consigliere pentastellato in una nota - detto progetto mirerebbe a migliorare il sistema produttivo e le condizioni di benessere sociale e il livello di partecipazione dei lavoratori dei processi produttivi. Peccato però che la ricerca del benessere, in questo caso, sia circoscritta ai soli dipendenti di aziende che operano nel comparto Eni e convenzionate con l’Opt. Insomma - conclude Leggieri - si utilizzano le solite belle parole per nascondere l’ennesima operazione che, di fatto, predilige quelle società che massacrano con inquinamento e veleni la nostra piccola ma bella regione. Tutto questo mentre le aziende zootecniche e faunistiche chiudono i battenti».

m.labanca@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?