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Intervista al dirigente General Service
«Ora non dicano più che è un obbligo»

Basilicata

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POTENZA - «E’ come se a un comune servisse la lavatrice e loro gli dessero una lavastoviglie, che costa pure di più. Poi scrivono che “trattasi essenzialmente di elettrodomestici”. Il sistema della Consip funziona così».
Nino Garramone è un dirigente della General Service srl. Una piccola ditta di Potenza, che da 3 anni ha dichiarato guerra alla centrale d’acquisto del Ministero delle finanze, e a un colosso del facility management come la napoletana Romeo Gestioni.
Agli inizi di aprile il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza del Tar Basilicata, che dava ragione alla General Service contro i vertici dell’ateneo lucano. Respingendo anche il ricorso della Romeo Gestioni.
Così si è scoperto che da un anno e mezzo a questa parte l’Università avrebbe pagato per le pulizie «65mila euro al mese» più del dovuto. Poco meno di un milione, in totale. “Grazie” alla convenzione stipulata con la Consip, pensata abbattere i costi delle pubbliche amministrazioni. Ma capace di produrre, in concreto, proprio l’effetto contrario.
«E non è l’unico caso». Denuncia Garramone. «Sta succedendo una cosa simile al Comune di Potenza. Nel passaggio tra un’amministrazione e l’altra hanno aderito a un convenzione per cui stanno pagando due volte servizi come il verde o la disinfestazione, che già vengono svolti dall’Acta. E ora vanno pagati anche alla Romeo gestioni».
Su questo però c’è stata una sentenza del Tar che ha dato ragione alla Romeo gestioni dicendo che il Comune finora ha pagato per gli stessi servizi oltre mezzo milione di euro in più.
«Il Tar ha detto che non gli sono stati portati elementi sufficienti per sostenere che oggi il Comune sta pagando per dei servizi che non sono previsti nemmeno nella convenzione Consip. Come la reception. Il Tar non lo sa, altrimenti avrebbe deciso come ha fatto per l’Università e il San Carlo. Ma nella convenzione del 2010 guardiania e sorveglianza non ci sono. Qui invece pesano sul costo totale del servizio in maniera determinante».
Il giardinaggio sì però.
«Quello sì, ma anche qui: il Tar non lo sa. Eppure basta entrare nel sito dell’Acta per leggere le date e gli orari degli interventi di disinfestazione o derattizzazione, che il Comune sta pagando anche tra i servizi in convenzione. Altro che dissesto».
Un paradosso come quello dell’Università?
«Il Consiglio di Stato ha detto anche altro nella sua sentenza. Quella convenzione all’Università della Basilicata non la potevano proprio fare perché si riferisce alla pulizia di piccoli spazi mica laboratori, aule didattiche e biblioteche. Tant’è vero che per questo tipo di lavori c’è un bando ancora aperto. Il Comune di Potenza ha aderito alla stessa convenzione. Ma i dirigenti hanno letto cosa stavano “comprando”? Una piscina, il teatro Stabile, la sala consiliare, i mercati coperti, la biblioteca comunale non sono “piccoli spazi”. Vendono lavatrici per lavastoviglie, e dicono che alla fine sono sempre elettrodomestici».
Però se c’è un risparmio è giusto che gli amministratori aderiscano alla convenzione.
«Se c’è un risparmio. Ma se non si fa una gara chi dice quali sono i prezzi di mercato? Qui parliamo di servizi di manodopera. L’utile della Romeo gestioni che subappalta la gestione a ditte del posto dove lo mettiamo? Siamo dovuti andare al Tar per dimostrare che all’Università della Basilicata valeva da solo il 20% dell’appalto, e i giudici hanno chiarito che a queste condizioni non c’è nessun obbligo di aderire alla convenzione Consip. Chi amministra la cosa pubblica non deve avere paura di risparmiare».

l.amato@luedi.it

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