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La Basilicata apre lo spazio
tra tradizione e tecnologia

Basilicata

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POTENZA - «La Basilicata partecipa all’Expo perché ha una responsabilità istituzionale: recuperare l’unità e la solidarietà della nazione».
Così il presidente della Regione, Marcello Pittella (Pd), ha presentato ieri mattina l’apertura dello spazio lucano.
«Il nostro territorio - ha aggiunto - ha peculiarità straordinarie: l’acqua, fonte di vita e sorgente di virtù e sviluppo; l’agroalimentare di nicchia, non per quantità ma per qualità; Matera 2019, capitale europea della cultura. Settant’anni fa, quella stessa città fu definita «la città della vergogna», perché i suoi abitanti vivevano nelle case scavate nel tufo a mò di caverne. Quelle abitazioni, con il passare degli anni, sono diventate patrimonio dell’Unesco e oggi veicolano l’Italia, non solo la Basilicata, verso il mondo, per la straordinaria bellezza, la storia millenaria e il recupero di una cultura, perduta e ritrovata. Abbiamo risorse e condizioni per farcela - ha sottolineato Pittella - vogliamo competere assieme agli altri paesi e far conoscere bellezza, tradizione, cultura, folclore, persino i canti popolari. Qui all’Expo, i visitatori trovano sintetizzata questa straordinaria e vulcanica espressione di creatività culturale».
Il trend turistico lucano - è spiegato in un comunicato diffuso dall’ufficio stampa della giunta regionale - è aumentato del 30% in un solo anno; essere presenti all’Expo e intercettare anche una percentuale piccolissima dei milioni di cittadini che verranno, per la Basilicata è un occasione straordinaria.
«Dobbiamo giocarcela questa partita, non per far passerella, ma per dire che su tre peculiarità, non su trecento, siamo alla pari di altri, o forse anche un pò più di loro - ha proseguito Pittella. Cinquecentoquaranta mila gli abitanti, più o meno un quartiere di Roma, ma con un’estensione che è più grande della Liguria. Proprio perché sono piccoli nei numeri e hanno una storia millenaria, possono realizzare poche cose, ma fatte bene. Nel convivio, area dell’Expo che ospita la Basilicata fino al 23 maggio, lo spazio è stato suddiviso in due sezioni: sapere e fare. Un territorio fantastico, come quello lucano, viene raccontato cercando di far scoprire i tesori nascosti, i profumi, le sue ricchezze. Partendo dall’acqua. Acqua come fonte di vita, cultura, arte e progresso».
«Da qui - ha spiegato lo scenografo Mario Carlo Garrambone - è nata l’idea dello slogan “Our water, your life”, che accompagna il visitatore quasi come in una galleria d’arte». Entrando nel padiglione, a sinistra, «sono rappresentati - è scritto nel comunicato - i castelli, una delle ricchezze storiche della Basilicata; otto i più importanti, progettati, ampliati e ristrutturati da Federico II di Svevia in epoca medioevale. Subito dopo, si viene rapiti dall’affascinante cineteca lucana, diretta da Gaetano Martino, preziosi tesori che vanno da fine Ottocento fino alle Arriflex 35mm, usate da Pier Paolo Pasolini a Matera, nel film «Il Vangelo secondo Matteo».
Un pozzo di cultura straordinaria, con più di centomila reperti che raccontano il cinema in Italia. Si entra quindi nella galleria d’arte, con le immagini dei grandi invasi lucani, l’acqua e ciò che ha significato per la regione: la ricchezza. Si possono ammirare gli invasi delle dighe di Camastra, Monte Cotugno, Pertusillo, Monticchio. Ed ecco la rivista illustrata «Esposizioni», che racconta la partecipazione della Basilicata ad Expo Milano nel 1906, l’ultima volta che la manifestazione si tenne in Italia.
A distanza di oltre cento anni, la regione lucana torna ad essere narrata a Milano, proprio all’Expo. «Qui, invece, c’è l’area dell’imbottito materano - ha continuato lo scenografo - sacchi intesi come sacco del “fare”, la manualità, l’artigianalità e il futuro di un settore che, a livello industriale, ha avuto un riscontro internazionale interessante, anche per i risvolti occupazionali».
Il percorso prosegue con l’acqua, che torna protagonista, dall’elaborazione del grano al pane, alla vita; e finisce con le donne lucane, che raccolgono a mano il famoso peperone di Senise durante l’estate.

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