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In dieci anni spesi 461 milioni per depuratori che non hanno mai funzionato

Calabria

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CATANZARO – Fiumi di denaro sono stati spesi negli ultimi dieci anni per affrontare i drammi della depurazione. Investimenti per 461 milioni di euro tra il 2000 e il 2010, dei quali 310 milioni solo nel periodo compreso tra il 2005 e il 2010. Eppure, nulla è cambiato. A pochi giorni dal pieno avvio della stagione balneare, nel Cosentino si registrano già le prime chiazze marroni e la schiuma a cui sembra essersi abituati. E sposandosi lungo la costa calabra, la situazione non cambia. Il presidente Giuseppe Scopelliti, nel presentare il nuovo piano di interventi per 159,8 milioni solo per la depurazione, ha rimandato al passato ogni responsabilità: «Per quelli effettuati negli ultimi dieci anni – ha detto – non conosciamo la strategia messa in campo, eppure tutti questi soldi avrebbero dovuto colmare le infrazioni contestate dall’Unione europea. Dal Dipartimento mi dicono che non c'è un’azione messa in campo che ci consente di individuare le motivazioni di queste spese». 

Sono stati anni in cui ogni Comune ha goduto di finanziamenti standard. Ogni anno, prima dell’estate, cento, duecento mila euro per rattoppare impianti fermi dalla stagione precedente e per ritrovarsi, a settembre, nelle stesse condizioni. Un “giro” di denaro inutile, che non è servito a programmare opere concrete. Azioni ripetute nel 2010, quando anche la Giunta Scopelliti, appena insediatasi, ha elargito 5 milioni di euro accontentando un po’ tutti, ma senza risolvere i problemi. Nel 2011, invece, sarebbe dovuta arrivare la svolta. La Regione aveva messo in campo un investimento pari a 38 milioni di euro per 47 interventi in 45 comuni. A fine agosto, quindi comunque ad estate terminata, la sottoscrizione delle convenzioni con i beneficiari dei contributi. Da allora, però, ancora “bocce ferme”. Lo ha ammesso lo stesso Scopelliti, che già aveva lanciato l’allarme a fine dell’anno. Solo due comuni, infatti, hanno avviato le procedure per il bando. Gli intoppi? Semplici. I Comuni non sembrano nelle condizioni di mandare avanti l’iter necessario per questa tipologia di bandi. Tema a cui si aggiunge, evidentemente, anche il lassismo di qualche ente. Così, quei 38 milioni investiti nell’estate 2011 sono ancora chiusi nel cassetto. E i depuratori restano spenti, nella gran parte dei casi, o funzionanti a metà. Con vasche di accumulo dei fanghi svuotate, nella migliore delle ipotesi, dalle intemperie, finendo direttamente in mare, con buona pace per la salute pubblica e per il mare. E’ una realtà dei fatti, constatata in estate con il mare sporco e in inverno con impianti mai efficienti. E nonostante i milioni di euro spesi, è rimasto il problema principale. Quello di avere realizzato, nella gran parte dei casi, impianti sottodimensionati, magari anche in aree di pregio ambientale e turistico. Così, mentre si continuava a spendere per metterli in funzione, in realtà quelle strutture erano già superate dalla tecnologia, dallo sviluppo e dalla crescita dei territori.

In questo vortice di azioni senza risultati, si inseriscono gli intoppi gestionali. Da un lato, infatti, i Comuni sono rimasti senza soldi, dall’altro gli Ato non hanno mai funzionato e gli enti comunali hanno spesso deciso di fare da sé, non ottenendo sempre buoni risultati. Soldi su soldi ci si è ritrovati con costi esorbitanti di gestione, aggravati dai mancati incassi della tassa di depurazione o dalla decisione degli enti di dirottare quei fondi su altre spese. Così i Comuni non pagavano o non riuscivano a pagare, gli Ato esistevano solo sulla carta, le società del settore non pagavano i lavoratori perché dicevano di non vedere il becco di un quattrino da parte dei comuni. Eppure, anche in questo caso, non mancavano le incongruenze. Non solo i Comuni avrebbero dovuto pagare la tariffa della depurazione, ma a questa dovevano aggiungersi le spese per la corrente elettrica (migliaia di euro a bolletta), quelle per la manutenzione (costi da brivido per la sostituzione di una pompa di sollevamento) e per lo smaltimento dei fanghi (che in molti casi sono rimasti nelle vasche bloccando l’impianto). Un meccanismo contorto che ha prodotto questi risultati.

 

 

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