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Contro la centrale di Saline si mobilita il fronte del no

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Dopo il via libera del ministero dell’Ambiente, si mobilita nel reggino il fronte del no alla centrale elettrica di saline Joniche. «Apprendiamo, senza grossa sorpresa, – scrive il Ms-Ft – che il Ministero dell’Ambiente si è espresso favorevolmente circa la compatibilità ambientale del progetto della società SEI relativo alla costruzione di una centrale termoelettrica a carbone presso l’area della ex-Liquichimica di Saline Joniche. Ancora una volta – secondo i missini – il governo Monti non manca occasione di umiliare i territori e la sua gente per assecondare le volontà, ma soprattutto i beceri interessi economici, dei poteri del grande capitale. E a nulla valgono le raccomandazioni riportate nel decreto a firma dello stesso Monti il quale sancisce, proprio alla luce del parere emesso dal Ministero dell’Ambiente, la compatibilità ambientale e l'autorizzazione alla costruzione di questa Centrale a carbone. Il carbone fa male alla salute dei cittadini e fa male allo sviluppo del nostro territorio! Questa – sostiene la Fiamma - è una verità senza possibilità di smentita, ed è questa l'unica ragione valida e che deve prevalere. L’area sulla quale dovrebbe sorgere questa Centrale investe una zona di grande interesse naturalistico e paesaggistico, e logica vorrebbe che ci si attivasse per promuovere una economia che finalmente valorizzi la vocazione chiaramente turistica di questo territorio». 

Per l’associazione «area briganti» «centocinquant'anni di malaunità hanno regalato al Sud solo povertà e continue umiliazioni, e pare che il Governo Monti si voglia porre in assoluta continuità con questo sciagurato cammino. È notizia recente, infatti, del suo ok e di quello del Ministero dell’Ambiente al progetto della multinazionale SEI della costruzione di una Centrale termoelettrica a carbone nell’area della ex-Liquilchimica di Saline Joniche. La notizia non lascia sconcerto, – si legge nella nota – è ben noto il vile asservimento di Monti ai poteri ed alle lobbies di Banche e di Multinazionali, ed è altrettanto ben noto che una colonia, quale è intesa la nostra terra, non deve avere possibilità di riscatto e di sviluppo affinchè mantenga determinati equilibri ed il benessere degli industriali del nord Italia. L’area dove dovrebbe sorgere questa Centrale è già simbolo di scelte politiche scellerate e fallimentari che invece di valorizzare il nostro territorio hanno contribuito ancora di più ad umiliarlo, ma non è possibile tollerare questo continuo e diabolico perseverare in queste disgraziate scelte. L’area di Saline, e di tutta la zona grecanica della provincia di Reggio Calabria, è un’area di grande interesse paesaggistico e naturalistico, nonchè un territorio ancora ricco di storia e tradizioni che può e deve essere valorizzato in chiave turistica». 

«Esistono già – si legge - da anni numerosi e validi progetti atti a trasformare il potenziale economico di questo territorio in reali e produttivi posti di lavoro, ed è su questi che Amministrazioni locali e Governo devono concentrarsi». Per Pino Commodari, esponente di Rifondazione Comunista, «il governo Monti, il più politico della storia d’Italia, ha detto si alla costruzione della centrale a carbone a Saline Joniche della SEI S.p.A, della potenza di 1320 MWe. Un scelta antidemocratica ed arrogante - aggiunge – di un governo, la cui essenza stessa e proprio questa, perchè non ha tenuto in alcuna considerazione le posizioni espresse dalla popolazione, dai comitati locali, dalle associazioni ambientaliste, da molte amministrazioni locali. Un’opera, ricordiamo, inutile per il territorio e dannosa per la salute dei cittadini. Siamo in attesa – dice - di conoscere le determinazioni del Presidente della giunta regionale, che deve smetterla con la sua posizione pilatesca. Questa decisione – continua – arriva mentre a Rio si discute di come fare fronte all’emergenza climatica e di come ridurre le emissioni di CO2, generate dai combustibili fossili e tra i quali assume un ruolo fondamentale il carbone. Tra il rigassificatore e il raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro, la centrale a carbone a Rossano, megaelettrodotti, centrali termoelettriche a turbogas, dissennata costruzione dei «parchi eolici», – dice ancora Commodari – è del tutto chiaro il ruolo che le classi dirigenti hanno assegnato alla Calabria, cioè la «grande pattumiera» d’Europa». 

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