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L'aeroporto di Bari Palese

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Con Antonio Vasile, vice Presidente di Aeroporti di Puglia, abbiamo parlato delle nuove sfide che questa società sta affrontando, dalle proiezioni verso il futuro alla dinamicità del mercato pugliese, che solo attraverso il viaggio, può porre stimolanti intrecci di connessione con il mondo.

Antonio Vasile, vice presidente Aeroporti di Puglia

Che rapporto c’è tra la Puglia e la Russia? Il collegamento aereo fra il capoluogo pugliese e Mosca è diventato un riferimento solido.
«C’è un’interlocuzione diretta, il presidente Emiliano va in Russia e porta San Nicola. Noi abbiamo la disponibilità di condividere questo simbolo. L’interesse religioso, oltre gli otto milioni di persone in fila per vedere la sacra reliquia, necessitava di un ponte, e chi doveva farlo? Aeroporti di Puglia, e con chi? Con chi era disponibile. Si concretizza con l’azionista, ovvero il titolare dell’azione che si interfaccia concretamente con l’altra persona. Le relazioni sono fondamentali, anche gli incontri religiosi sono atti di diplomazia, punti di contatto».

L’altra persona sarebbe Putin?
«Esatto».

Dopo la pandemia, su quali margini di miglioramento vi siete focalizzati?
«Siamo di fronte ad una rivoluzione, abbiamo rafforzato tre punti: aeroporti, promozione Puglia e la sanità. Un turista occidentale, di media cultura, sceglie un posto in cui se va in una località, vuole essere tutelato, qualsiasi emergenza accada. La Puglia è all’avanguardia: c’è un dato che dovrebbe far riflettere, Bari ha fatto +6% nel 2019 di aviazione generale. È salito anche lo standard, i ricchi europei, durante la pandemia, si sarebbero chiusi ben volentieri in Puglia, glielo assicuro».

Su quali nuove tratte aeree state puntando per il futuro?
«Il Portogallo è una novità, i collegamenti con Porto come con Lisbona, ma anche Tel Aviv, ci mette in collegamento con un pezzo della cultura medio orientale. Tel Aviv nasce da una missione istituzionale: aeroporti, assessorato allo sviluppo economico, acquedotto, arti, distretto tecnologico dell’aerospazio. Noi andiamo lì, nel 2019, con dei gruppi di lavoro e concretizziamo attraverso contatti con l’agenzia di viaggi, con il corrispondente, con l’operatore aereo, e con il consolato. Il 31 ottobre parte il primo volo, il viaggio durerà 3 ore».

Uno dei vostri obiettivi è quello di garantire i flussi del turismo religioso determinati dal culto di San Nicola, la cui devozione è fortemente sentita anche tra gli ortodossi ucraini, su quali nuove rotte state puntando?
«Stiamo aggiungendo Leopoli, a molti non dice nulla, eppure se tiri fuori i dati risulta una popolazione ortodossa, cattolica, che sono interessati a Bari come meta turistica, che seguono il culto di San Nicola, hanno poi un’ottima capacità di spesa».

L’ampliamento delle rotte deve andare di pari passo con un’offerta ricca dal punto di vista culturale e turistico di Bari e della Puglia stessa?
«Oltre al target religioso di San Nicola che è un punto fermo, stabile, pensiamo al Teatro Petruzzelli, che è un elemento guida. Nelle pagine social degli Aeroporti Puglia noi comunichiamo tutto ciò che è presente sul territorio, tutto ciò che passa in Puglia va sostenuto. Sui progetti green la nostra guida è l’Acquedotto Pugliese, come rappresentante di pulizia e salubrità, tutto ciò che viene fatto in quel solco non può escludere la continua collaborazione e sinergia. L’Acquedotto ha avuto una grande visione sul territorio: ha portato le bandiere blu in Puglia grazie allo straordinario lavoro che ha compiuto soprattutto negli ultimi cinque anni. Anche la politica può essere un vero motore per portare un’attrazione sul territorio. Dobbiamo completare un ultimo tassello, la promozione della produzione enogastronomica all’estero ad alti livelli. Io ho avuto la fortuna di studiare all’estero, ho avuto modo di frequentare gente facoltosa, il super ricco ha tutto: ma se tu gli regali il tuo olio personale o un barattolo di carciofini prodotto a Bisceglie, ti chiama piangendo dalla felicità. Quando mi incontrai con l’amministratore delegato di Wizz Air voleva sapere quale fosse il miglior primitivo della Puglia, quando mi incontrai con Michael O’Leary, ceo di Ryanair, assaggiò il nostro pane, la nostra mozzarella, immagina se il sistema Puglia partisse con una grande operazione chiamata “great present from Puglia”, ci renderemmo finalmente conto di cosa è in grado di fare questa terra, conta l’interazione diretta».

Oggi cosa significa vivere un aeroporto?
«Noi viviamo in questa interoperabilità, la nostra idea è che il non luogo debba essere sempre uno spazio accessibile, noi vogliamo le licenze per le farmacie. Ad esempio, una delle più grandi vittorie, sembrerà strano, è stata quella di attrarre l’esercizio di un barbiere, a Bari c’è Barbus, aperto dalle sei del mattino a mezzanotte. Uno dei progetti su cui stiamo puntando è l’ufficio anagrafe, in cui il viaggiatore, nelle pratiche burocratiche, è agevolato. Stiamo lavorando anche nel campo artistico con un soggetto internazionale, in più saranno affiancati da questo grande progetto culturale tra i 15 e 25 giovani artisti pugliesi, che grazie a noi troveranno uno spazio adeguato per l’esposizione».

Che funzione strategica assume l’aeroporto di Brindisi?
«Il passaggio di Brindisi è epocale, c’è stato un accordo tra porto e aeroporto, il modello di Brindisi è come Boston, stessa authority, stessa torre di controllo. L’aeroporto non si misura per la grandezza della sua aerostazione, ma per la grandezza dei piazzali che permettono di parcheggiare gli aeromobili. Noi stiamo superando Napoli, ragionando in termini di sistema».

L’obiettivo è partire con la sperimentazione per i voli suborbitali nel 2023 a Grottaglie, perché è stata scelta questa città?
«Grottaglie è un’infrastruttura strategica, si trova al centro del bacino mediterraneo, è un territorio che rispetto agli altri luoghi europei, può garantire 365 giorni di bel tempo, perché il fattore meteorologico è determinante. In Europa abbiamo le carte in regola per la realizzazione del primo spazioporto in Italia, siamo di fronte a passaggi epocali, li dobbiamo vivere senza incertezza».

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