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Per vedere nelle sale l’ultimo film di Carlo Verdone bisognerà aspettare l’autunno inoltrato

Tempo di lettura 6 Minuti

C’è una deliziosa commedia romantica del 1961 con Rock Hudson e Gina Lollobrigida che s’intitola Torna a settembre. È la data più verosimile, nel migliore dei casi, per la riapertura delle sale cinematografiche che, di certo, non avverrà il 15 giugno. Nonostante l’ultimo decreto lo preveda, con ogni probabilità non rivedremo aperti prima dell’autunno gli schermi delle nostre città. I motivi sono numerosi e cercheremo di fare ordine all’interno di un vero e proprio caos che si è venuto a creare tra governo, ministero e associazioni di categoria (tante, forse troppe come disse Massimo Ghini proprio al Quotidiano del Sud qualche settimana fa). Ecco, punto per punto, i motivi per i quali i cinema non riapriranno il 15 giugno.

NO POPCORN ED ESTREMA IGIENIZZAZIONE

Il principale introito delle sale è rappresentato dal bar. A fronte di una spesa irrisoria di pochi centesimi, una manciata di popcorn nel cartone servito allo spettatore arriva a costare anche 5 euro. Sta tutto lì il guadagno dell’esercente che, ovviamente, ha anche la sua quota sul prezzo del biglietto (circa il 50%) e dalla pubblicità che passa sullo schermo (in relazione alla media spettatori). Nel DPCM emanato domenica sera è espressamente vietata la somministrazione di cibo prima, durante e dopo il film: portare cibo e bevande alla bocca potrebbero creare situazioni “non a norma di sicurezza sanitaria”, per via di saliva e briciole che si potrebbero depositare ovunque. Contravvenendo poi al punto 3 dell’allegato 9, che obbliga lo spettatore a mantenere la mascherina durante lo spettacolo. Già la mancata apertura del bar basterebbe ad una sala, o meglio multisala, a lasciar perdere.

Poi c’è la questione del distanziamento: è prevista la soppressione di almeno la metà dei posti a sedere per un massimo di 200 “coperti”. Laddove le poltrone siano già molto larghe e le file ben distanziate, altrimenti il pubblico interdetto rischia di essere ben oltre della metà della capienza, considerando quei seggiolini spesso fin troppo attaccati e le file un po’ strette. In quei casi i posti a disposizione non sarebbero oltre il 35% della capienza totale. C’è poi, sopra ogni cosa, il tema della sanificazione, inviolabile e necessaria, per la quale si parla di “igienizzazione tra i diversi spettacoli svolti nella medesima giornata”. Il che significa che, tra una proiezione e l’altra, potrebbe non esserci il tempo materiale: in mezz’ora circa, ogni giorno per quattro turni, una squadra di aitanti addetti alle pulizie dovrà sanificare la sala, anzi le sale, visto che se parliamo di multiplex gli schermi arrivano anche a 10-12 nella stessa struttura e con orari di inizio a gettito continuo.

Anche per Tom Cruise sarebbe una missione impossibile. Costi enormi che le multisale non sosterranno, anche perché non c’è sempre Checco Zalone a metterci una pezza. “In queste condizioni le misure per le sale cinematografiche sono irricevibili: prefigurano un’insostenibilità economica e operativa che può minare il riavvio del settore”, è quanto dichiara Mario Lorini, presidente di ANEC, Associazione Nazionale Esercenti Cinema. Ed ecco un aspetto tutt’altro che secondario: il film. Un cinema riapre, così come un ristorante. Ma chi c’è in cucina e cosa si mangia?

L’ASSENZA DI FILM E IL “DIETROFRONT” DI RAI CINEMA

In una situazione a dir poco delicata a fare da ago della bilancia dovrebbero essere i film. E proprio per via della situazione così delicata, per certi versi confusa, la direzione che stanno prendendo le società di distribuzione non va verso la sala. Ma non è un ostracismo, è qualcosa tipo “ti lascio perché ti amo troppo”, dove il ti lascio è assolutamente momentaneo. Tutti vogliono tornare al cinema. E non c’entra il romanticismo, la magia della condivisione e tutto il resto. La sala produce solo dallo sbigliettamento 650 milioni di euro all’anno, indotto escluso. Un montepremi a cui le distribuzioni non vogliono rinunciare. Ma sanno che non è questo il momento di ripartire e in queste condizioni.

Chi fa cinema sviluppa campagne di comunicazione a mesi di distanza, prendendosi tutto il tempo necessario per pianificare l’uscita, preferibilmente non d’estate. Ma stavolta non si tratta di persuadere lo spettatore sul titolo in cartellone, ma di promuovere una campagna massiccia sull’idea di tornare in sala, sulla sicurezza del luogo, che non può essere attuata ora, in fretta e furia, senza comprovati e oggettivi dati “da fase 2 avanzata”.

Ci sarà da rilanciare un settore intero devastato dallo tsunami Covid 19. E non sarà cosa facile. Ci vorranno anni per tornare a certi fasti ed è stato messo in conto un pubblico perso per sempre. Quale? Quello delle piattaforme, che non si fa troppi problemi sulla questione e che, con un tasto, accende il suo 55 pollici ultra HD senza rinunciare al titolo del momento.

Manciate di buoni titoli ci sarebbero, ma non per l’estate e non per questa maledetta estate 2020. Per i nuovi film di Nanni Moretti, Massimiliano Bruno, Carlo Verdone, Gabriele Mainetti oltre a James Bond e tutti gli altri d’importazione bisognerà attendere l’autunno inoltrato, con chi ha deciso addirittura di slittare direttamente a gennaio 2021, come Paolo Genovese regista dell’atteso Supereroi, dove i “poteri speciali” in realtà ce l’hanno le persone normali che cercano di farcela giorno dopo giorno, con Alessandro Borghi e Jasmine Trinca sballottati tra amori e difficoltà quotidiane. Far uscire un film in questo panorama significa mortificarlo, rinunciare ad un incasso che sarebbe stato maggiore in qualsiasi altro momento anche uscendo nello stesso weekend degli Avengers.

Allora le distribuzioni si sono organizzate e hanno cominciato a mettere in campo le loro piattaforme. Lucky Red su “Mio Cinema” con una quota destinata alle sale, stessa cosa farà Academy Two con “Io resto in sala”. Piccole quote che dimostrano la solidarietà tra le parti e il modo per continuare a tessere buoni rapporti. Perché gli esercenti, va detto, sono sul piede di guerra e potrebbero legarsi al dito certi comportamenti. Come è successo negli Stati Uniti poche settimane fa, con la maggiore catena di sale cinematografiche americane, AMC Entertainment, che ha rotto la collaborazione con Universal annunciando che non proietterà più suoi film, a seguito della decisione di rendere disponibile online il cartoon Trolls World Tour durante l’emergenza Coronavirus.

E mentre Vision Distribution fa il suo gioco dando nuovi film ad un pezzo del suo asset societario, Sky, aiutandola a tenere botta dalla perdita di abbonati per l’assenza del calcio, sorprende Rai Cinema che – a differenza di quanto più volte annunciato sul sostegno della sala – decide di mandare sulla sua piattaforma RaiPlay quattro film di prima visione che sarebbero stati perfetti per questo “periodo cuscinetto”, tra questi Magari, esordio alla regia della rampolla Ginevra Elkann, ritratto di giovane famiglia in un interno con protagonisti Riccardo Scamarcio e Alba Rohrwacher.

LE ARENE E LE POLEMICHE

Non rimarrà allora che andare nelle arene e nei drive in. Ma se in giro per l’Italia, da Nord a Sud, ci penserà “Moviement Village” a coordinare un progetto nazionale di circa 200 spazi di cinema sotto le stelle, a Roma ci sarà da fare i conti con l’entusiasmo dei Ragazzi del Cinema America.

Le arene di Trastevere, Ostia e del Parco della Cervelletta (periferia Est della Capitale) che partiranno il 3 luglio dirette dal carismatico Valerio Carocci sono ad ingresso libero. Pur non proiettando film di prima visione per gli esercenti, in questa situazione difficile, un competitor che offre lo stesso prodotto “free” ammazza la concorrenza. Anche lo stesso Nanni Moretti, che a poche decine di metri ha il suo cinema Nuovo Sacher, questa cosa della gratuità non l’ha mai digerita. “Mi sono rotto – ripete da anni come un mantra il regista autarchico – la cultura ha un costo e deve avere anche un prezzo”.

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