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Pierfrancesco Favino alla 77esima Mostra di Venezia

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VENEZIA – “L’idea di trasporre in un film ciò che è accaduto a mio padre è qualcosa che vive con me da tanto tempo. Ho deciso, però, di raccontare questa storia in modo universale e non come una vicenda privata”. Così il regista Claudio Noce alla presentazione di “Padrenostro”, in concorso alla 77esima Mostra di Venezia.

Il film, girato quasi interamente in Calabria (LEGGI) racconta la storia della sua famiglia, a partire dall’attentato terroristico al padre Alfonso (interpretato da Pierfrancesco Favino), vicequestore, nel 1976.

“Sicuramente avevo un bisogno, un’emergenza, non di raccontare il fatto in sé, che per molti anni non esagero a dire che è stato cancellato dalla mia famiglia”, ha spiegato, “l’idea di trasformarlo in un film è diventata concreta nel renderlo non una storia personale, ma universale”. “La paura è un tema che il film affronta in maniera profonda”, ha rimarcato, così come la rimozione, “è un film di pacificazione per una generazione di invisibili”.

“La nostra urgenza non era raccontare gli Anni di piombo, ma l’infanzia in quegli anni, lo sguardo di un bambino. Il messaggio politico è che la generazione dei 50enni è stata messa in un angolo, non abbiamo avuto il problema di essere antagonisti, siamo stati la prima generazione di consumisti e non abbiamo mai partecipato a nulla. Questo ha prodotto una generazione laica, capace di guardare a quegli eventi in modo diverso, senza bisogno di mettersi dalla parte del bianco o del nero”. Così Pierfrancesco Favino alla presentazione del film. “Siamo una generazione di silenti educati, e io sono un po’ stanco di dovermi scusare di essere nato dopo”, ha rimarcato.

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