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Carlo Verdone e la Sora Lella in una scena del film

Tempo di lettura 3 Minuti

Uno splendido quarantenne. No, non parliamo di Nanni Moretti, ma di Bianco rosso e Verdone, il secondo film di Carlo Verdone che usciva nelle sale il 20 febbraio del 1981. Dopo il successo del suo primo film, Un sacco bello, Verdone aveva deciso di fare ancora un film con più personaggi.

Il primo è Furio, che riprendeva il personaggio di Zio Corrado, un professore (un latinista) che frequentava casa Verdone, ma anche di molti altri personaggi che sembravano avere il DNA comune della pignoleria. Poi c’è Mimmo, il tontolone (anzi, “grande, grosso e fregnone”) che riprendeva il Leo di Un sacco bello (e come lui era ispirato a Stefano, un vicino di casa di Verdone): stavolta doveva avere vicino non una ragazza, ma una nonna.

E infine Pasquale Amitrano, l’emigrante italiano, un personaggio che non doveva parlare, ma comunicare attraverso le sue espressioni. I tre personaggi si spostano in macchina per andare a votare.

Scelti i personaggi, si trattava di scegliere i comprimari: Sergio Leone, produttore del film, non era convinto della scelta della Sora Lella nella parte della nonna di Mimmo. Continuava a dire “c’ha er colesterolo alto, non ce l’assicurano, se ce more restiamo senza coprotagonista, famo le corna, và!”.

Nell’episodio tornava in scena ancora una volta Mario Brega, nella parte del camionista Principe, quello di “sta mano po’ esse fero e po’ esse piuma”, che fu scritta apposta per lui. Uomo d’onore, sul set se la prendeva molto se Carlo non salutava il suo amico Sergio Leone prima di andarsene.

“Quel film apparteneva ad un’altra epoca, che non c’è più”, ha raccontato qualche tempo fa Verdone. “Il fatto di avere a che fare con un produttore come Leone, gli ultimi due grandi caratteristi come Mario Brega e la Sora Lella è stato qualcosa di unico. Era un passato ricco di facce, di persone”.

Ed era un periodo pionieristico per il cinema italiano. Si girava sulla Roma – L’Aquila e la sera si tornava a casa per risparmiare l’albergo. Era ottobre, e ad Assergi, vicino L’Aquila, e anche al Gran Sasso, c’erano circa 5 gradi. Ma doveva sembrare piena estate: Verdone, quasi sempre in maniche corte, si ammalò quasi subito.

Oggi Bianco, rosso e Verdone è un cult movie che non ci stanchiamo mai di vedere e rivedere. Ma, appena arrivato nelle sale, non ebbe un grandissimo successo, a causa anche dell’uscita di Ricomincio da tre di Massimo Troisi prodotto da Fulvio Lucisano. Carlo Verdone, in quell’occasione, arrivò al punto di pensare di smettere di fare film. Fino a che non gli telefonò Mario Cecchi Gori e gli propose un contratto per quattro film.

Il primo fu Borotalco (consigliata la visione del doc Cecchi Gori su Sky on demand diretto da Marco Spagnoli e Simone Isola).

Sergio Leone pare non amasse molto il carattere di Furio, pensava che non facesse ridere e risultasse antipatico. Per testare la riuscita del personaggio, allora, organizzò una proiezione a casa sua con Alberto Sordi, Monica Vitti e Paulo Roberto Falcao per cercare di capire le reazioni di quel pubblico privilegiato.

Alla fine della proiezione Alberto Sordi abbracciò Carlo e gli disse: “Abbracciami, amore mio… quel marito è una cosa straordinaria!”.


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