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Il ministro della Cultura Dario Franceschini

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L’audizione di mercoledì scorso in Commissione Cultura di Camera e Senato del ministro Franceschini è passata un po’ troppo sotto silenzio. Viene quasi da pensare che la Cultura, esautorata del Turismo, venga relegata a fanalino di coda, complice la “gaffe” del ministro che – non più di dieci giorni fa – aveva annunciato le riaperture il 27 marzo.

Dubitavamo che ciò potesse accadere, ed infatti il titolare del MIC ha aperto i suoi lavori nell’imbarazzo più totale dovendo fare marcia indietro: “Il 27 marzo non riapriranno cinema e teatri, allo stato attuale sarà possibile solo in Sardegna”. Dopo tre ore di consultazioni e tirate per la giacchetta da parte di deputati di ogni colore politico, Franceschini ha messo la parola fine sulle previsioni dei tempi con un laconico: “Riaperture? Dipenderà dall’andamento dei contagi, non posso indicare una data certa”.

In questo momento il ministro non sembra avere carisma, sicuramente non gli è andato giù lo scorporo del Mibact (come dargli torto, la Cultura è strettamente collegata al Turismo). Difatti, nell’enunciare come intenderà spendere i 5,6 miliardi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), è apparso frettoloso, inserendo tutta la componente legata alla promozione turistico-culturale dei Borghi Storici non più di sua competenza. Così, fuochi amici e nemici (difficile saperli discernere), hanno incalzato il dirigente DEM sui temi più disparati.

Per quel che ci interessa maggiormente è stato annunciato un ampliamento infrastrutturale di CineCittà per renderla ancora più attrattiva per le produzioni internazionali e fare dell’audiovisivo una delle principali industrie del paese. Sulla piattaforma It’s Art, invece, non ha escluso un coinvolgimento della Rai, con una parte del servizio – anche se non previsto dallo statuto – dirottato su RaiPlay.

Una nuova Eldorado riguarda l’editoria libraria: anche i libri di qualità saranno sostenuti come si fa nel cinema con le “opere di interesse culturale”. In arrivo emolumenti per tutta la filiera, dall’autore all’editore, passando per il fattorino che consegna il libro a casa. Amazon ha già la bava alla bocca.


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