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La Terra vista dall’Agenzia Spaziale Italiana

Tempo di lettura 4 Minuti

Negli ultimi due anni abbiamo assistito ad un proliferare di serie televisive e di film legati alla “conquista”, ma soprattutto all’esplorazione dello spazio: mentre su Disney + è presente Uomini Veri basata sul libro di Tom Wolfe che raccontava la storia dei primi astronauti e da cui, già nel 1983, era stato tratto un film, su Apple+, Ronald D. Moore, già sceneggiatore di Star Trek e Battlestar Galactica, racconta la stessa storia in versione ‘ucronica’, ovvero quella di un mondo dove le cose non sono andate come le conosciamo: i Russi sono arrivati per primi sulla Luna e dopo averci fatto camminare anche una donna, obbligano gli Americani ad aprire il programma astronautico alle donne con il Presidente Kennedy (Ted) che saluterà il volo della prima americana nello Spazio e la creazione di una base lunare. Una storia che nel corso degli anni, tra il mancato assassinio di John Lennon e quello, invece avvenuto, di Giovanni Paolo II vedrà il mondo alle prese con una Guerra Fredda permanente e una costante guerra di nervi e di posizione di russi e americani.

Meno politica, ma non certo meno drammatica è Away (Netflix) con la premio Oscar Hilary Swank nei panni di una madre a capo della missione spaziale internazionale su Marte e la sua crisi personale quando deve scegliere se tornare indietro dal marito malato o continuare il suo viaggio. Marte è anche al centro della serie omonima in due stagioni, Mars (National Geographic), in cui tra interviste a veri scienziati si racconta la colonizzazione del Pianeta Rosso nel 2033. E questi sono solo alcuni titoli principali dopo che nell’ultimo decennio il cinema ci ha regalato grandi capolavori legati allo spazio: da Interstellar di Christopher Nolan a Gravity di Alfonso Cuaròn, da The Martian di Ridley Scott al meno spettacolare, ma non certo meno emozionante Il Diritto di Contare di Theodore Melfi, incentrato sulla storia delle scienziate nere che la NASA utilizzava per dei calcoli difficilissimi e che nell’America degli anni 60 soffrivano, nonostante tutto, del razzismo dominante.

Da non dimenticare poi, sempre su Netflix, la demenziale serie con Steve Carell – che ne è anche il creatore – e John Malkovich, dedicata alla Space Force ovvero quel corpo militare creato da Donald Trump sulla misteriosa agenzia militare americana che si occupa delle guerre stellari e del presidio militare dello spazio.

Innumerevoli poi i documentari, peraltro straordinari, dedicati ai temi spaziali tra cui vanno segnalati l’emozionante Apollo 11, con materiale inedito riguardante lo sbarco sulla Luna, e Control Room che si concentra sul lavoro in sala di controllo per la realizzazione delle Missioni Apollo, con tutto quello che ne è conseguito in termini di difficoltà e paura per la celebre missione dell’Apollo 13 già raccontata oltre vent’anni fa nel film di Ron Howard con Tom Hanks. Questa nouvelle vague di film e serie legati allo Spazio e, in particolare, all’esplorazione dello spazio profondo, però, non è casuale. Il massiccio arrivo di privati come Elon Musk e Richard Branson nel mondo spaziale, la nuova guerra fredda con la Cina e le sue missioni spaziali, hanno chiaramente orientato l’audiovisivo ad una nuova sensibilità politica che considera lo spazio come prioritario e non come mera ricerca. La cosiddetta Space Economy oggi, è una realtà, ed è per questo che anche in Italia si sta lavorando a mostrare il nostro punto di vista sui viaggi spaziali come mai prima d’ora. Due documentari di Alessandra Bonavina, Expedition, dedicato all’omonima missione di Paolo Nespoli, e Lunar City vanno annoverati insieme a quelli sugli astronauti Samantha Cristoforetti (Astrosamantha La donna dei record) e Luca Parmitano (Starman) con un altro doc dedicato allo stesso Parmitano intitolato Space beyond di Francesco Cannavà.

Io stesso – dopo la puntata di Illuminate prodotta da Gloria Giorgianni di Anele per Raitre, dedicata ad Oriana Fallaci ed intitolata Il lato nascosto della Luna interamente incentrata sul rapporto della scrittrice fiorentina e lo Spazio, e il documentario prodotto da Istituto Luce e History Channel, Luna Italiana – Rocco Petrone e il Viaggio dell’Apollo 11 basato sul libro di Renato Cantore – ho voluto tornare ad occuparmi del rapporto tra l’Italia e l’Universo in un film più organico, scritto insieme a Francesco Rea dell’Agenzia Spaziale Italiana con la partecipazione, tra gli altri, dell’astronauta Roberto Vittori, della ‘Signora delle comete’, la celebre scienziata Amalia Ercoli Finzi, l’ingegnere Roberto Somma, l’astrofisico Amedeo Balbi e di grandi personalità che hanno fatto la storia de Lo Spazio Italiano.

Prodotto dall’Istituto Luce il film inizia il 15 gennaio 1964 a bordo di uno scout 4 dalla base statunitense di Wallaps Island in Virginia. Su quel vettore c’è infatti il primo satellite San Marco, nella sala di controllo a gestire le intere fasi del lancio c’è il team italiano che ha dato vita alla missione. L’Italia diviene così il terzo paese al mondo a mettere in orbita in piena autonomia un satellite, dopo Usa e URSS. Lo spazio italiano viene dunque da lontano ma, soprattutto, guarda lontano. Alla Luna e a Marte ma anche allo spazio commerciale in orbita bassa, mettendo a frutto decenni di ricerca e sviluppo che hanno fatto del nostro paese uno dei pochi al mondo a possedere le capacità dell’intera filiera spaziale, dal vettore al satellite o struttura spaziale da mettere in orbita, sonda da inviare nello spazio profondo. Un’avventura italiana fatta di genio e intuizione, umanità e passione che ha portato il nostro paese (nella realtà e non nella fantascienza) ad essere un grande protagonista dell’esplorazione spaziale.


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