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Elio Germano, protagonista de L'Isola delle Rose, solleva il David di Donatello nel 2007

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Piera Detassis, presidente dell’Accademia del Cinema Italiano, e i suoi 1000 giurati hanno dovuto fare un lavoro nuovo per individuare i candidati ai David di Donatello 2021, gli Oscar nostrani, nell’anno funestato dalla pandemia dove le uscite dei film sono avvenute soprattutto in streaming. Negli ultimi tredici mesi i cinema sono stati per lo più chiusi, eccetto gennaio e febbraio 2020 e una temporanea e timida riapertura autunnale. Ciononostante i film sono continuati ad uscire, seppure in circuiti virtuali. Non i big certo, ma alcuni sì.

Riconoscendo a Detassis la sua straordinaria competenza nel settore (ha commissionato un sondaggio tra i lettori della sua rivista “Elle” su quanti tornerebbero in sala, con un plebiscito a favore del grande schermo), segnaliamo però che su 107 candidature disponibili, più della metà (64) sono andate soltanto a cinque film: Volevo Nascondermi (15 nomination), Hammamet (14) Favolacce (13), L’incredibile Storia dell’Isola delle Rose e Miss Marx (11 ex aequo). Per gli altri 18 film una manciata di menzioni relegate a premi collaterali, nonostante fossero titoli come Padrenostro, I predatori, Gli anni più belli.

In un anno eccezionale si sarebbe potuto rischiare di più e ripartire generosamente le potenziali statuette. Perché, ad esempio, il modesto L’Isola delle Rose di Sydney Sibilia non vale 11 candidature: un’idea carina per un film revisionista in cui il fatto storico e lo spirito dei personaggi sono stati stravolti. La storia di un ex militante fascista, d’ispirazione dannunziana, repubblichino illuminato di Salò, diventa quella di un hippie. Per carità, licenze poetiche, ma 11 possibili premi sono troppi.

Se ci fossero stati Il Cattivo Poeta, Freaks Out, Diabolik, Supereroi e Tre Piani, il film di Sibilia non sarebbe rientrato neanche nei migliori costumi. In un’annata falsata, dove le grandi squadre non giocano, non sarebbe stato meglio spalmare e diversificare di più le scelte? Perché questo divario tra i primi cinque e tutti gli altri non c’è. Si chiamano David apposta, mica Golia.


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